Susanna Trossero

scrittrice

Per un 2026 in equilibrio

1 Gennaio 2026, primo post dell’anno. Non so perché ogni primo giorno di un nuovo tempo mi insinua una strana malinconia, è sempre stato così, anche quando ero giovanissima. La sensazione di aver perduto per strada un non so che di importante senza riuscire ad individuarlo, anno dopo anno, prima ancora dell’idea che qualcosa di nuovo sta per cominciare.

Ho molti buoni propositi in me e li sento impellenti, a differenza degli altri 63 inizi che si sono succeduti prima di questo. Il 2025 è stato per me uno strano anno, fatto di mancanze – mia madre e amici a me cari se ne sono andati – ma anche di presenze e calore. Un anno in cui ho capito l’importanza di fare pulizia rispetto a cose e situazioni che non mi erano congeniali, un anno in cui al contempo ho rafforzato in me amicizie collaudate e ho incontrato nuove persone interessanti.

Vorrei dire tante cose a questo 2026 al quale chiedo soltanto di essere gentile, perché è di gentilezza che necessito ed è ciò che cerco di dare ogni volta che posso. Altro non domanderò, perché in fondo siamo noi a coltivare, a rendere fertile un terreno, a scegliere cosa piantare e quali erbe estirpare. Il resto è speranza per una buona dose di fortuna, che non guasta mai se affiancata dalla volontà di far sempre meglio o di costruire.

Vengo in pace, 2026, vieni in pace anche tu e lascia che io viva come desidero, tra le persone che amo e il mio scrivere, tra allievi vecchi e nuovi che mi arricchiscono, tra le mura della mia tana che condivido con un uomo con il quale guardare nella stessa direzione. In fondo non domando altro che ciò che ho già e che mi fa sentire fortunata tra tanti insoddisfatti o purtroppo infelici.

L’anno nuovo è cominciato e auguro a tutti voi equilibrio, ricordando che…

La vita è tutta una questione di equilibrio. Non sempre è necessario fare qualcosa. A volte è assolutamente necessario spegnere tutto, rilassarsi e non fare nulla. (Dalai Lama)

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Vestirsi di bianco

A volte, la malinconia ha la meglio. Rivedi la finestra chiusa senza lei dietro i vetri a fare ciao con la mano e questa assenza ridiventa buco nero in cui perdersi. Sono tanti, i segnali dell’assenza, così tanti che divengono presenza costante e a volte il rifiuto del dolore si trasforma in rabbia inutile e deleteria. Poi la ragione riporta ordine nella mia anima inquieta, e mi dedico a qualcosa che distenda proprio quelle rughe che si formano alla radice del naso… Glabellari, si chiamano, e mostrano palesi espressioni corrucciate che non voglio avere. Non oggi. Oggi voglio parlarvi di qualcosa che sia espressione di bellezza, solidarietà. Conoscete la scrittrice indiana Laila Vadia? Una penna interessante e una donna che non si volta dall’altra parte, pronta a dar voce a chi difficilmente viene ascoltato. Per saperne di più o conoscere il suo pensiero, vi invito a leggere una delle sue interviste o ad ascoltarne una in video che parla proprio della sua iniziativa: “Una giornata vestiti di bianco per la gentilezza e per dire BASTA a tutte le forme di prevaricazione”. Questo propone Laila a tutto il mondo per la giornata del 1 maggio, qualcosa che non richiede alcuno sforzo, possiamo farlo anche da casa nostra senza che questo gesto rappresenti un impegno poiché si tratta di un modo simbolico per far sentire la voce di tutti e per unire, ovunque si sia.

Innamorata delle parole, del loro potere e della loro solennità inviolabile, questa volta Laila Vadia propone un gesto, un atto che di parole è tuttavia intriso proprio per ciò che rappresenta e sarebbe bello accogliessimo numerosi il suo invito.

La trasmissione di un gesto simbolico è ciò che spesso ci rappresenta, trasmette messaggi e comunica idee o ideali trasformandosi in comunicazione… Khalil Gibran ha detto “Come potrebbero due esseri capirsi senza quella speciale comunicazione di silenzi?” E allora prepariamoci, domani, a interagire e dialogare semplicemente vestendoci di bianco, senza la necessità di parole o slogan da urlare in piazza ma con un fatto concreto, che nella sua semplicità si fa portatore di un grande messaggio che avrà valore solo se sarà connesso a un sentimento solidale: la gentilezza e il rispetto per l’altro.

Vi saluto, con le glabellari oramai distese.

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