Susanna Trossero

scrittrice

Sentirsi a casa

14 febbraio, San Valentino… Oggi una persona che ha partecipato al mio libro “Il male d’amore” della Graphe.it mi ha chiamato per dirmi che è guarita. Da cosa? Da quel senso di mutilazione, dalla ferita dell’assenza, dal vuoto che lascia qualcuno che non siede più sul tuo divano o alla tua tavola. “Non guardo più le sue foto, non ascolto più la sua musica preferita, tempo fa ho perfino dimenticato il suo compleanno!”.

Abbiamo avuto una lunga conversazione che finalmente era basata sul futuro e non sul passato, su progetti e non fallimenti, su speranze e non delusioni. E in fondo è questa la vera guarigione da un male d’amore: guardare avanti. Anzi, aver voglia di farlo, ritrovarsi a farlo spontaneamente e non perché qualcuno ce lo ha consigliato ma perché diviene esigenza che nasce da dentro. Un risveglio interiore che si fa esteriore, ci si prende cura di sé, si ha voglia di stare in mezzo agli altri e di cimentarsi in qualcosa di nuovo. Il male d’amore che si fa cura e scoperta di chi siamo senza chi ci stava accanto.

Capita spesso durante i miei corsi di scrittura che emergano storie private, perché imparare a scrivere meglio, diventare buoni narratori, coincide con una più profonda capacità di guardarsi dentro e di scoprire la diversa profondità degli altri. Interazione, condivisione, esternazione, riflessione, dialogo, ascolto: quando accade ne resto ammirata e mi porto dentro una miriade di considerazioni che completano. Siamo tutti alla ricerca della felicità, ma trovarla nelle piccole cose contribuisce ad afferrarla quando giunge a noi attraverso quelle più grandi. E le piccole cose stanno nella solitudine che ci insegna a volerci bene per primi senza attendere di riconoscere il nostro valore attraverso gli occhi di chi ci guarda. Una allieva matura mi ha parlato del suo creare un ambiente delizioso al momento dei pasti: l’apparecchiare con cura la tavola anche senza ospiti, cucinarsi qualcosa di buono, cibarsi senza fretta utilizzando quel momento per assaporare, pensare, meditare su qualcosa. Un’altra mi ha raccontato del suo angolo preferito, curato nel dettaglio e a immagine dei suoi desideri e della sua essenza.

Se raggiungiamo un buon livello di serenità interiore, l’incontro con qualcuno non rappresenterà un bisogno, uno strumento per colmare vuoti bensì un valore aggiunto a una vita già piena d’amore. Per se stessi, per il proprio quotidiano, per l’anima e il corpo.

Non scrivo mai del mio privato per una mia forma di riservatezza, ma oggi voglio dire che soltanto quando ho ripreso a cantare mentre guidavo e non avevo bisogno di nessuno per star bene, ho incontrato qualcuno che mi ha completata dimostrandomi che ci sono legami che rendono liberi, e non è un paradosso. Sei libero quando puoi essere te stesso anche vivendo una vita di coppia, quando la diversità tra due persone non rappresenta un divario ma un motivo di interesse e quando un rapporto d’amore non ha imposizioni ma scelte da rispettare.

“Sentirsi a casa” è ciò che desideravo e che ho ottenuto. Una tana in cui ci si protegge a vicenda e ci si ama anche quando ci si conosce fino in fondo. Ed è questo l’augurio che faccio a tutti voi: sentirvi a casa con qualcuno. Perché…

L’anima si è trovata la sua stanza
intorno a te.
(Leonardo Sinisgalli)

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Il vivere crea bisogni

A volte basta l’introduzione di un libro, per dar voce a ciò che risulta essere la conclusione di un personale ragionamento. Nel mio caso il libro è “Perché la sofferenza”, di J.Konrad Stettbacher, psicoterapeuta di Berna.

L’introduzione, curata dall’autore stesso, così recita:

“Ogni essere umano che abbia almeno una volta potuto provare quanto sia prezioso un comportamento protettivo, comprensivo e creativo, e quanto sia piacevole una convivenza pacifica e appagante, vorrà conservare questa possibilità di vita e impegnare le energie di cui dispone per realizzarla. Tuttavia non siamo evidentemente ancora arrivati a questo punto”.

Convivenza pacifica e appagante… Tutto ciò deve riguardare la nostra piccola isola felice e le nostre relazioni interpersonali – amicizia, amore, legami affettivi di vario genere – ma anche il rispetto per il luogo che ci ospita e per i rapporti anche meno profondi o approfonditi. Nella vita, così come nella letteratura, esistono personaggi principali ma anche secondari, comprimari o comparse. Così come esiste l’ambiente che ospita le nostre storie e il nostro vivere.

Questi giorni riflettevo sul fatto che ognuno di noi è un forziere: contiene tante cose all’interno, dalle più belle che spesso lasciamo emergere a quelle inenarrabili che cerchiamo di celare ai più, ma con le quali si fanno comunque i conti.

Siamo davvero chi diciamo di essere? E coloro su cui scommetteremmo, sono davvero ciò che noi pensiamo siano? Quante maschere indossiamo a seconda delle circostanze?

Mi sono trovata nella condizione di non capire cosa penso, una volta appurato che alcune delle persone che io nella vita ho reputato integre e tutte d’un pezzo, in realtà erano più deboli e confuse di quanto io credessi. Forse, ammettere le nostre vulnerabilità accettandone il prezzo, ci rende comunque migliori anche se giudicabili. In fondo, essere se stessi accettando le conseguenze significa anche sostenere l’infelicità che l’essere se stessi può provocare, negli altri ma anche in noi. Eppure, in questo caso la verità è una forma di rispetto. Costa, tuttavia essa stessa genera rispetto.

Lo psicoterapeuta su citato, sostiene: “L’unico senso del soffrire sta, a mio parere, nel dissolvere la sofferenza. Questo significa cercarne e identificarne le radici per poter impedire sofferenze future”.

Metterci in primo piano e dissolvere ogni remora o timore prendendo in mano i nostri reali bisogni, è egoismo o salvezza per noi e per chi ci sta accanto? Si tratta di salvezza per entrambi?

L’autoconsapevolezza, forse dovrebbe affrancarci dall’eterno bambino che in noi resiste e teme di non essere considerato buono. Ma mancanza di chiarezza che impedisce di orientare se stessi in una nuova e non preventivata situazione, non rischia di disorientare ancor di più?

Tu che mi dicesti “Non so se riuscirò a leggere il tuo libro sul male d’amore perché mi fa paura”, non avresti dovuto avere più paura del taciuto? Non avresti forse dovuto scavare seppur faticosamente, per trovare la tua, di verità? O è proprio la nostra verità a decidere se emergere o no in base a quanto siamo in grado si sopportare… Lei forse sa. Sa molto più di noi che la educhiamo, la edulcoriamo. Ancor più: la imbavagliamo.

Quando la coscienza insinua il dubbio che “volere” rappresenta un pericolo, ecco che nasce la necessità di placare. Ma quanto può durare questa finzione senza che tutto si sgretoli, in noi o all’esterno…

Storie.

Storie d’altri che diventano mie per un senso d’appartenenza dettato dall’empatia, a volte destabilizzando, a volte completando, a volte dando vita a un post impregnato di domande senza risposta, proprio come questo.

Sì, sono confusa. Il vivere crea bisogni. Il soddisfarli sempre e comunque non sempre è trasformabile in virtù. Il non farlo, non sempre è considerabile ipocrisia.

C’è qualcosa, nel mezzo? Forse sì: una trappola.

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E che le giovani voci siano ascoltate

La giornata di oggi è proprio cominciata nel migliore dei modi, ovvero con un invito a partecipare a qualcosa di importante a livello sociale e umano: “Mani in tasca”, evento contro la violenza sulle donne organizzato dai docenti e dai ragazzi dell’I.P.I.A. “G. Ferraris” di Iglesias.

Personalmente, e con il mio “Il male d’amore” edito dalla Graphe.it, sono stata invitata da una delle coordinatrici – la professoressa Tiziana Zoncu – a intervenire on line condividendo con i ragazzi la storia di questo libro, la valenza dei suoi contenuti legati alla sofferenza in amore, e il coraggio di coloro che hanno scelto di farne parte rendendo pubblico il loro privato.

Ma ciò che per me è stato davvero importante sottolineare ai ragazzi, è che i testimoni del mio libro nel farne parte si sono sentiti meno soli, imparando ad accettare una vulnerabilità che tutti ci accomuna, a non giudicarsi stupidi o ridicoli, a ridimensionare la rabbia.

Il dolore isola, fa sentire deboli, ingenui, fragili, arrabbiati, dunque qualunque modalità di esternazione è d’aiuto e ci ricollega al mondo: gli amici, gli insegnanti, la famiglia, dei professionisti se e quando necessario, nonché la scrittura come forma di autosostegno. Chiuderci in noi alimenta il disagio, trasforma uno strappo in una voragine, induce al rimuginare o crea pensieri ossessivi.

Ragazzi miei, sappiamo tutti e a qualunque età che la fine di una storia (o il non inizio se non si è corrisposti), una attrazione che non trova risposta o un “no”, fanno male dentro. Inoltre, parlando del “fuori”, vengono stravolti i piccoli riti d’ogni giorno, non c’è più una ragione per guardare l’ora o per verificare che il telefono funzioni sapendo che qualcuno ci chiamerà, o per mettersi addosso un certo vestito, per comprare un regalo, per curare se stessi addirittura. Tutto appare insulso, non è vero? Così si crea un vuoto che vuoti fa sentire dentro e fuori, come se senza quella persona o quel sogno o speranza non ci sia più niente, e questo lo ripeto accade a ogni età e ogni età merita il massimo rispetto.

Ma se c’era la vita prima ci sarà anche dopo. C’è stato un tempo che quella persona non era in voi, ricordatelo. Se ridevate prima e avevate altri scopi per uscire o parlare con gli amici o vestirvi e fare acquisti e seguire una passione o coltivare interessi, ci sarà anche dopo. Non lasciatevi sopraffare, che a parole è facile a dirsi e nessuno pensa che lo sia anche nei fatti, ma ricordate che tenersi occupati, parlare del proprio stato d’animo, non chiudersi a riccio, continuare a prendersi cura di sé e soprattutto chiedere aiuto se ci si sente troppo deboli, senza timore o vergogna, sono la giusta via per disinnescare il vostro male.

So che nella giornata di oggi, il cui tema è racchiuso nel titolo “Le mani in tasca”, avete parlato di rispetto, e della valenza di un NO. E dire un no a qualcuno così come sentirselo dire, serve a conoscerci meglio e a imparare il rispetto, per noi stessi e per gli altri. Il no si addice all’amore, non è sbagliato, anzi addirittura lo favorisce: aiuta la vicinanza perché alimenta conoscenza dell’altro. E non sono io ad averlo detto ma persone più autorevoli di me. Si comincia proprio alla vostra età a dirlo e a rispettare chi lo pronuncia, e se questo lo state facendo siatene fieri perché significa che avete già molto da insegnare a parecchi adulti, credetemi. Perché un no stabilisce confini, insegna il rispetto per la volontà dell’altro.

Mi rivolgo a tutti voi, ragazzi e ragazze indistintamente, che oggi avete accolto me e il mio libro leggendo la storia di una delle testimoni vittima prima di manipolazione emotiva e poi di un tentato femminicidio: ogni rapporto con gli altri si basa sulla fiducia e non sul controllo. Il controllo opprime, crea ossessioni in chi lo esercita e imprigiona chi lo subisce. Nel mio libro c’è chi lo dice chiaramente: non si possono mescolare le parole amore e paura.

Il dolce ritornare alla vita e alla gioia che sta nella frase di Giovanni Verga citata dalla cara professoressa Zoncu valga per tutti voi.

Vi sono grata per avermi coinvolta nel vostro progetto, scrivetemi se lo desiderate, per me sarà bello ascoltare la vostra giovane voce.

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14 febbraio: festa o condanna?

In questo giovedì piovoso, qualcuno sta organizzando il suo san Valentino, altri lo eviteranno storcendo il naso e altri ancora ne rimpiangeranno o malediranno quelli passati e vissuti con chi oramai non sta più al loro fianco. Se volete sapere di più sulla festa degli innamorati e sul perché il 14 febbraio li si celebra, ecco un articolo che fa per voi con leggende, miti da sfatare, informazioni lacunose: avrete tutte le risposte che cercate.

Ma se San Valentino in questo momento vi sta un po’ antipatico o se siete stanchi di frasette sdolcinate, eccovi una raccolta di frasi contro questa celebrazione, un po’ cattivelle ma anche ironiche.

Agli amici romani, propongo un incontro proprio per il 14 febbraio, un evento letterario in una libreria della capitale che vede il mio saggio “Il male d’amore” come protagonista, per creare proprio in un giorno così romantico una condivisione tra coloro che non stanno passando un buon momento – perché non si è mai pronti insieme a ricominciare da soli – e coloro che hanno ricominciato a credere che il bello deve ancora venire. Stare insieme è un po’ come dividere in piccoli pezzi il proprio disagio e lasciarli andare alleggerendosi, così come ha scritto uno dei testimoni del mio libro, e allora perché non provarci? Nella locandina all’inizio di questo post, troverete tutte le indicazioni per raggiungerci in libreria.

E per i non fidanzati – quelli felici di non esserlo e quelli che lo sono non per scelta – ecco delle citazioni di vario genere che accontenteranno entrambe le “condizioni”.

Per chi invece desidera celebrare giornate come questa e come tante altre importanti (dagli anniversari ai compleanni per esempio), o semplicemente momenti da ricordare e per i quali ringraziare chi ci ha dato tanto, voglio raccontarvi di un progetto che si chiama Parole in Posa, una curiosa e intrigante iniziativa legata alle parole e ideata dallo scrittore Cristian Bergamo, il quale ha immaginato un modo per fermarle per sempre rendendole ancor più evocative. La sua idea si basa sul desiderio di trasformare i momenti più significativi della vita in racconti personalizzati e per saperne di più vi invito a leggere questo mio articolo, vi illustrerà un modo diverso per esprimere i sentimenti a qualcuno che vi è caro. Ma sempre con le parole, vero meraviglioso strumento di comunicazione dunque non siatene mai avari e…

Fate in modo che non si tratti “soltanto” di parole!

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I benefici di nuovi stimoli

Quando ti senti giù, soprattutto quando subisci un cambiamento importante nella tua vita che non avevi messo in preventivo, o quando attraversi una fase di stanca, la mente necessita di qualcosa che vivacizzi il pensiero, che dia nuova linfa. Può essere il movimento fisico, una lettura che intriga, una conversazione interessante che offre spunti di riflessione, o un viaggio o ancora un corso per approfondire argomenti stimolanti. Si cercano nuove ali per non restare ancorati a terra, e tante sono le possibilità se ci apriamo ad esse, lasciandoci sorprendere e distrarre. A volte, le persone che si iscrivono ai miei corsi è questo che cercano – insieme a tanto altro – e trovo gratificante sapere che trovano ciò che li aiuta a rimettersi in piedi.

Nessun miracolo, nessuna bacchetta magica, soltanto gli effetti di nuovi stimoli per la mente, in grado di apportare benefici inaspettati. L’arte ti fa approfondire l’animo umano perché è nel cimentarsi in qualcosa, che affiora tanto di chi ci si dedica. Personalmente lo vedo negli scritti dei miei allievi – nel corso breve sull’autobiografia ho avuto occasione di toccarne con mano la profondità – e nel confronto durante le letture, confronto a cui non si sono sottratti regalando momenti avvolgenti.

Nondimeno abbiamo anche sorriso per la verve di qualcuno, o per le battute, o per le interpretazioni teatrali, perché nel nostro riunirci si verificano momenti di sana e necessaria leggerezza. In uno di questi, l’allieva Marisa Sicolo ci ha allietati con dei versi semiseri dedicati al corso, che vi regalo:

Filastrocca del corso breve

La Susanna è una maestra che ci insegna, com’è gentile,
a tracciare sulla carta storie in Dolce Novo Stile.
Sei alunni da remoto stanno in fila ad ascoltare
come scrivere una trama che lei bene sa spiegare.
La maestra infin ci sprona e ci chiede dei racconti,
ma qualcuno si ribella, e lei non ci vuole far sconti.
Gli altri invece son entusiasti,
leggon, scrivon senza contrasti.
Tre lezioni ha il corso breve, di sicuro basteranno,
fare incetta del sapere e star a posto tutto l’anno.

Grazie Marisa per i sorrisi che susciti in noi senza sforzo, e grazie a tutti coloro che di volta in volta si affidano al mio desiderio di condividere ciò che ho accumulato negli anni dedicati allo studio della scrittura e nel lavoro sul campo.

A proposito di lettura e scrittura, conoscete il blog magazine della Graphe.it? Si parla di libri, di letteratura, vi si trovano recensioni ma anche approfondimenti di natura culturale ad ampio raggio, e curiosità, biografie, appunti di grammatica in uno spazio aperto a tutte le idee. Vi assicuro che vale la pena visitarlo, potete farlo anche cliccando qui.

Vi lascio invitando gli amici e le amiche della capitale a raggiungermi il 14 febbraio in una deliziosa libreria nata da poco e facile da trovare: NF Cartolibreria, via Cocco Ortu Roma, a un passo dall’Università Pontificia Salesiana. Sarà una buona occasione per ricordarci che San Valentino è un giorno perfetto anche per chi è solo: si può parlare d’amore in compagnia, con in mano un libro-antidoto.

Vi aspettiamo

Susanna

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