Susanna Trossero

scrittrice

E che le giovani voci siano ascoltate

on 3 Dicembre 2025

La giornata di oggi è proprio cominciata nel migliore dei modi, ovvero con un invito a partecipare a qualcosa di importante a livello sociale e umano: “Mani in tasca”, evento contro la violenza sulle donne organizzato dai docenti e dai ragazzi dell’I.P.I.A. “G. Ferraris” di Iglesias.

Personalmente, e con il mio “Il male d’amore” edito dalla Graphe.it, sono stata invitata da una delle coordinatrici – la professoressa Tiziana Zoncu – a intervenire on line condividendo con i ragazzi la storia di questo libro, la valenza dei suoi contenuti legati alla sofferenza in amore, e il coraggio di coloro che hanno scelto di farne parte rendendo pubblico il loro privato.

Ma ciò che per me è stato davvero importante sottolineare ai ragazzi, è che i testimoni del mio libro nel farne parte si sono sentiti meno soli, imparando ad accettare una vulnerabilità che tutti ci accomuna, a non giudicarsi stupidi o ridicoli, a ridimensionare la rabbia.

Il dolore isola, fa sentire deboli, ingenui, fragili, arrabbiati, dunque qualunque modalità di esternazione è d’aiuto e ci ricollega al mondo: gli amici, gli insegnanti, la famiglia, dei professionisti se e quando necessario, nonché la scrittura come forma di autosostegno. Chiuderci in noi alimenta il disagio, trasforma uno strappo in una voragine, induce al rimuginare o crea pensieri ossessivi.

Ragazzi miei, sappiamo tutti e a qualunque età che la fine di una storia (o il non inizio se non si è corrisposti), una attrazione che non trova risposta o un “no”, fanno male dentro. Inoltre, parlando del “fuori”, vengono stravolti i piccoli riti d’ogni giorno, non c’è più una ragione per guardare l’ora o per verificare che il telefono funzioni sapendo che qualcuno ci chiamerà, o per mettersi addosso un certo vestito, per comprare un regalo, per curare se stessi addirittura. Tutto appare insulso, non è vero? Così si crea un vuoto che vuoti fa sentire dentro e fuori, come se senza quella persona o quel sogno o speranza non ci sia più niente, e questo lo ripeto accade a ogni età e ogni età merita il massimo rispetto.

Ma se c’era la vita prima ci sarà anche dopo. C’è stato un tempo che quella persona non era in voi, ricordatelo. Se ridevate prima e avevate altri scopi per uscire o parlare con gli amici o vestirvi e fare acquisti e seguire una passione o coltivare interessi, ci sarà anche dopo. Non lasciatevi sopraffare, che a parole è facile a dirsi e nessuno pensa che lo sia anche nei fatti, ma ricordate che tenersi occupati, parlare del proprio stato d’animo, non chiudersi a riccio, continuare a prendersi cura di sé e soprattutto chiedere aiuto se ci si sente troppo deboli, senza timore o vergogna, sono la giusta via per disinnescare il vostro male.

So che nella giornata di oggi, il cui tema è racchiuso nel titolo “Le mani in tasca”, avete parlato di rispetto, e della valenza di un NO. E dire un no a qualcuno così come sentirselo dire, serve a conoscerci meglio e a imparare il rispetto, per noi stessi e per gli altri. Il no si addice all’amore, non è sbagliato, anzi addirittura lo favorisce: aiuta la vicinanza perché alimenta conoscenza dell’altro. E non sono io ad averlo detto ma persone più autorevoli di me. Si comincia proprio alla vostra età a dirlo e a rispettare chi lo pronuncia, e se questo lo state facendo siatene fieri perché significa che avete già molto da insegnare a parecchi adulti, credetemi. Perché un no stabilisce confini, insegna il rispetto per la volontà dell’altro.

Mi rivolgo a tutti voi, ragazzi e ragazze indistintamente, che oggi avete accolto me e il mio libro leggendo la storia di una delle testimoni vittima prima di manipolazione emotiva e poi di un tentato femminicidio: ogni rapporto con gli altri si basa sulla fiducia e non sul controllo. Il controllo opprime, crea ossessioni in chi lo esercita e imprigiona chi lo subisce. Nel mio libro c’è chi lo dice chiaramente: non si possono mescolare le parole amore e paura.

Il dolce ritornare alla vita e alla gioia che sta nella frase di Giovanni Verga citata dalla cara professoressa Zoncu valga per tutti voi.

Vi sono grata per avermi coinvolta nel vostro progetto, scrivetemi se lo desiderate, per me sarà bello ascoltare la vostra giovane voce.


4 Responses to “E che le giovani voci siano ascoltate”

  1. Desirée ha detto:

    grazie di tutto, é stata fantastica il suo libro ha lasciato un segno??

  2. Tiziana Zoncu ha detto:

    Ciao Susanna, vorrei ancora ringraziarti per aver partecipato alla nostra attività, per averci regalato le tue preziose parole e riflessioni. Sono sicura del fatto che Le ragazze custodiranno nei loro cuori i ricordi della lettura de ” Il male d’amore”, delle tue parole e della tua dolcezza. Un caro abbraccio

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