Susanna Trossero

scrittrice

Il mare è uno stato mentale

Il mare è uno stato mentale… Non ricordo chi lo ha detto o dove l’ho letto, ma questa considerazione è immediatamente diventata mia e non riesco a separarmene.

Più volte ho scritto del mare in queste pagine ma non c’è tappa della mia vita che lui non abbia affiancato. “Non ci vuole molto a comprenderne le ragioni”, direte voi considerando che sono nata e cresciuta in un’isola, ma credo si tratti di un legame ancor più profondo, spesso una necessità, altre volte una corda a cui aggrapparsi per non precipitare e altre ancora – quelle più fortunate – un paradiso.

Ricordo anni difficili in cui in pieno inverno e sotto la pioggia, raggiungevo la costa per guardare la distesa d’acqua che rifletteva il grigio minaccioso del cielo. Là, soltanto là, recuperavo la pace interiore o qualcosa che le assomigliava. Così come ricordo l’attraente suono della risacca quando la pace era già in me e quello era il luogo ideale per prolungarla. I tramonti, la calura estiva dei pomeriggi indolenti, i picnic sulle rocce a ridere delle evoluzioni dei cormorani, le folate di vento, i pescatori con le lanterne, l’odore del sale sulla pelle, i capelli bagnati d’estate o il bavero tirato su d’inverno.

Un tempo nuotavo come un pesciolino ma quando portarono a riva un annegato e mi ritrovai davanti al grigiore della sua pelle, al volto senza espressione, al corpo abbandonato tra le braccia di chi lo poggiava sulla battigia, inerme, ebbi una nuova paura che non mi lasciò più. Si creò una sorta di gerarchia tra me e il mare, un nuovo rispetto: compresi chi era il più forte, chi dettava leggi e condizioni, ma non per questo lo amai di meno. Le prime forme della vita sulla terra arrivano dall’acqua, nell’acqua del grembo materno viviamo prima di nascere, l’inconscio è connesso con l’acqua…

E poi quella musica antica, che immagino scritta da sempre su pergamene ingiallite e che il dolce sciabordio dell’acqua o le onde cattive producono: una sinfonia che nessun uomo mai ha saputo comporre o imitare e che mi fa dire “Sì, il mare è uno stato mentale”.

“Nelle città senza mare… chissà a chi si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio. Forse alla Luna.” (Banana Yoshimoto)

No Comments »

Che cosa succede alla parola “fine”?

la parola fine

È davvero soltanto un fatto privato, leggere? È solo intimità, momento di distacco tra noi e il mondo, separazione da situazioni e circostanze, silenzio e desiderio di isolamento?

Sì forse lo è nel momento in cui le pagine scorrono sotto i nostri occhi, regalandoci una storia da noi non vissuta che tuttavia innesca nella realtà nuove vite da vivere, da desiderare o da temere, parole di cui appropriarsi o paesaggi da visitare, affamati di nuovo ma eternamente aggrappati al noto, al consueto. Ma… che cosa succede alla parola “fine”?

Nel percorso dei libri che leggiamo, ritroviamo qualcosa di noi stessi, infatti nella scelta delle nostre letture affiorano pezzi della nostra personalità, del nostro carattere, ma non solo: se un libro ci piace particolarmente, si ottiene anche l’inverso, ovvero noi diventiamo le parole che leggiamo e ne subiamo l’influenza, fino a modificare un punto di vista radicato grazie all’immersione in punti di vista differenti.

Il filosofo russo Gurdieff, ha detto che “noi diventiamo le parole che ascoltiamo”, ed è vero! Non ditemi che non vi rendete conto, quotidianamente, che le parole pronunciate – volute o sfuggite – e quelle udite o lette, lasciano in noi una traccia… Basta pensare a quanto, una frase sbagliata o una semplice parola fuori posto, possano condizionarci a tal punto da modificare il nostro umore, se non addirittura la nostra intera giornata.

E così, le letture hanno il potere di cambiare le mentalità, poiché anche la parola scritta è una forma di comunicazione che incide sulla nostra psiche.

Isolamento, distacco, fatto privato, uno staccare la spina piacevole e desiderato, ma alla parola fine è possibile che qualcosa di sottile si sia insinuato in noi, e lavori segretamente nel nostro inconscio, per giorni e giorni, lentamente.

Perché la narrativa, per quanto possa essere assurdo, è più della vita: con essa – o meglio – grazie ad essa, si approfondiscono sentimenti che solo vivendo non approfondiremmo mai; si vivono situazioni che fino al giorno prima ci erano sconosciute; si scoprono reazioni, emozioni, punti di vista. E ci si lascia andare a realtà che abitualmente teniamo a distanza, permettendo che lo scrittore ci spezzi il cuore a suo piacimento, ci disgusti, ci spaventi, ci innervosisca o… ci faccia innamorare, magari del cattivo!

Il racconto è una gita, il romanzo un viaggio, ma vale sempre la pena di partire verso una meta che la letteratura ha il potere di farci raggiungere: una più ampia conoscenza di noi stessi.

No Comments »