Susanna Trossero

scrittrice

Sentirsi naufragare

Quando è stata l’ultima volta che vi siete sentiti naufragare?

Io al rientro dalle vacanze, quando mi sono resa conto che per la prima volta non dovevo fare “quella” telefonata… Sì, quella di tutta una vita, che serve a rassicurare una madre: sono arrivata a casa, mamma.

Sì è stato un buon viaggio.

Tranquilla non sono stanca, sto bene.

Ma certo, mangerò, ho appena fatto la spesa…

Riti.

Avrei voluto questa “incombenza”, ma ho sentito nell’urgenza dell’abitudine il vuoto dell’assenza. Un altro pezzo perduto per strada, una struggente malinconia mentre imbarcavo acqua e mi sentivo affondare nella mancanza.

Una mancanza è fatta di tante tappe, e questa è stata l’ennesima alla quale abituarsi: il primo Natale senza quell’abbraccio, la prima Pasqua senza l’ovetto, il primo compleanno senza quel “Io non voglio disturbarti quindi appena ti svegli chiamami tu così ti faccio subito gli auguri”, e poi raccontarci delle piantine che sono fiorite, scambiarci ricette, cucinare l’una per l’altra, spettegolare al tramonto, ricordarle le medicine… Stavolta è stata la non telefonata al rientro. Quante tappe, quanti “non più” che si sommano e si sommeranno fino a diventare condizione normale. Ma ci vorrà ancora molto perché tutti questi appuntamenti oramai annullati diventino bagaglio e il bagaglio da disfare a fine vacanza non preveda interruzioni per “quella” telefonata.

Intanto il lento naufragar non mi è dolce, caro Leopardi, tu che a scuola ci insegnasti l’estasi del pensiero e usasti il mare come metafora. No, io ho imbarcato acqua sul serio, semplicemente. Ma, come sempre, ho raggiunto di nuovo la riva ed eccomi qui a scriverne, nel mese dell’uva buona e dei quaderni di scuola.

E voi, voi per cosa di recente siete naufragati? E quale zattera vi ha riportati a riva?

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Buon Natale

Buon Natale

Il Natale è uno stato d’animo dal quale lasciarsi trasportare, liberando l’infanzia che sta ancora dentro di noi a dispetto di tutto.

Il Natale è un’aria che si alimenta con il calore dell’affetto e con il bisogno di credere ancora nelle lucine colorate, in tutto ciò che brilla. Comete di abbracci, ricongiungimenti, i problemi fuori dalla porta. Un’illusione, certo, ma di illusioni – nel quotidiano – chi può farne a meno?

“Senza le illusioni non ci sarà mai grandezza di pensieri, né forza, impeto e ardore d’animo, né grandi azioni che per lo più son pazzie”, scrisse Giacomo Leopardi…

Sì, il Natale degli adulti è forse un’illusione, ma è qualcosa che ci portiamo dietro e dentro da quando eravamo bambini, disposti a credere che qualcuno avrebbe realizzato i nostri piccoli sogni: chi l’omone barbuto vestito di rosso, chi il piccolo Gesù Bambino. Formulavamo un desiderio ed eccolo materializzarsi sotto l’abete di plastica: bello no? Addirittura facile!

Il Natale è un rimpianto, una nostalgia, e personalmente mi ricorda che per essere davvero più buoni, più vicini ai nostri cari, o per fare un regalo a qualcuno, si può colorare di rosso anche un qualunque giorno dell’anno, facendolo brillare di voci e abbracci, di gesti gentili e di parole o azioni che non si dimenticano.

Perché il Natale sia sempre e ancora uno stato d’animo da cui lasciarsi trasportare.

Buone feste a tutti voi che passate di qui!

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