
Quando è stata l’ultima volta che vi siete sentiti naufragare?
Io al rientro dalle vacanze, quando mi sono resa conto che per la prima volta non dovevo fare “quella” telefonata… Sì, quella di tutta una vita, che serve a rassicurare una madre: sono arrivata a casa, mamma.
Sì è stato un buon viaggio.
Tranquilla non sono stanca, sto bene.
Ma certo, mangerò, ho appena fatto la spesa…
Riti.
Avrei voluto questa “incombenza”, ma ho sentito nell’urgenza dell’abitudine il vuoto dell’assenza. Un altro pezzo perduto per strada, una struggente malinconia mentre imbarcavo acqua e mi sentivo affondare nella mancanza.
Una mancanza è fatta di tante tappe, e questa è stata l’ennesima alla quale abituarsi: il primo Natale senza quell’abbraccio, la prima Pasqua senza l’ovetto, il primo compleanno senza quel “Io non voglio disturbarti quindi appena ti svegli chiamami tu così ti faccio subito gli auguri”, e poi raccontarci delle piantine che sono fiorite, scambiarci ricette, cucinare l’una per l’altra, spettegolare al tramonto, ricordarle le medicine… Stavolta è stata la non telefonata al rientro. Quante tappe, quanti “non più” che si sommano e si sommeranno fino a diventare condizione normale. Ma ci vorrà ancora molto perché tutti questi appuntamenti oramai annullati diventino bagaglio e il bagaglio da disfare a fine vacanza non preveda interruzioni per “quella” telefonata.
Intanto il lento naufragar non mi è dolce, caro Leopardi, tu che a scuola ci insegnasti l’estasi del pensiero e usasti il mare come metafora. No, io ho imbarcato acqua sul serio, semplicemente. Ma, come sempre, ho raggiunto di nuovo la riva ed eccomi qui a scriverne, nel mese dell’uva buona e dei quaderni di scuola.
E voi, voi per cosa di recente siete naufragati? E quale zattera vi ha riportati a riva?

Vivo nel costante terrore di quando tutto questo un giorno accadrà. Nel frattempo creo ricordi, faccio la scema, li faccio ridere, forse anche preoccupare, non faccio mancare il buongiorno e la buonanotte. Ma spesso vado a dormire con il nodo alla gola e finisce che non mi godo il momento per pensare a ciò che, un giorno lontanissimo, sarà .
Sai Tiziana, è ciò che io ho fatto e che mi aiuta oggi a non avere rimpianti. Continua in questo modo ma senza il peso di una motivazione, fallo e basta perché ti dà serenità farlo e a loro dà calore.
Il mio naufragare è quotidiano. È soprattutto nelle parole che non ho detto, negli abbracci che non ho dato, nel non aver detto “ti voglio bene”.
Cara Marisa, il rimpianto è un brutto male che spesso genera il rimorso. Soffermati su ciò che invece hai fatto, sono certa che troverai tanto nella ricca soffitta della memoria, e quel tanto ti regalerà il sollievo che la tua anima merita.