Susanna Trossero

scrittrice

Leggere per cambiare

Leggere per cambiare

In una delle tante presentazioni dei miei libri, mi è stata fatta una domanda: “Ritieni la parola scritta, sia essa poesia sia essa prosa sia essa in varia altra forma, una strada per sperare in un mondo migliore e più vivibile?”

Mi piacerebbe sentire la vostra in merito, ma per quanto mi riguarda la risposta può essere una sola: assolutamente sì. La lettura non è solo evasione, piacere o studio, la lettura è strumento per comprendere, per esercitare il nostro spirito critico, per sviluppare la fantasia. Apre la mente, fa scoprire la diversità e con questa fornisce strumenti per scegliere; è conoscenza, è porsi domande, è cercare risposte. Se può contribuire a renderci migliori aprendo la nostra mente, come può non indurci a sperare che migliorando noi stessi migliorerà anche il mondo in cui vi viviamo? Non siamo forse noi, questo mondo? Si dovrebbe cominciare dapprima come genitori: fin troppo spesso dimentichiamo che se è a scuola che si impara a leggere, l’amore per la lettura lo si impara in famiglia. Sono convinta che prima di pretendere tutto dalla scuola, bisognerebbe ricordare che grandi amanti della lettura e delle storie erano i nostri figli quando, alla sera, ascoltando le favole lette per loro dagli adulti chiedevano ancora e ancora. Quando li vediamo arrivare alle scuole elementari, noi “adulti” pensiamo che da quel momento saranno dei lettori autonomi, o al massimo deleghiamo gli insegnati a mantener viva quella loro sete. Spesso però, i ragazzini dimenticano il piacere del libro a causa dell’inevitabile obbligo scolastico: la lettura è un compito, un esercizio, una imposizione, non più un momento di curiosità o condivisione. Poi, arrivati a casa, c’è la tv, c’è il pc.

Non facciamo dimenticare ai nostri ragazzi che cosa ha da offrire una storia scritta, saranno loro il mondo di domani. Il gusto di parlare di un libro, di discuterne insieme a casa, di parteggiare o simpatizzare per dei personaggi (storici o di fantasia), di distruggere o esaltare un autore, di leggere per poi parlare di ciò che si legge, li formerà tantissimo. Facciamogli conoscere gli autori dei libri che preferiscono – quando possibile – accompagnandoli alle presentazioni o agli eventi, consigliamogli un libro da cui è stato tratto un film che hanno apprezzato, perché possano cogliere le differenze e discuterne con noi.

Ogni grande cambiamento deve partire da cambiamenti più piccoli ma significativi, e restituire in famiglia il piacere smarrito della lettura ai nostri ragazzi, è un passo fondamentale che in molti stanno sottovalutando.

Vi aspetto per sentire altri punti di vista e vi auguro una buona domenica di sole!

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Regaliamoci il piacere della parola scritta

Rogelio Guedea, Il mestiere di leggereSe siete qui con me, se state “sfogliando” queste pagine anche oggi (piove? c’è il sole?) significa che leggere vi piace tanto, che spesso non potete né volete farne a meno e che magari siete di quelli che sottolineano frasi o le appuntano su di un quadernetto segreto, proprio come me. E allora voglio suggerirvi una lettura sulla… lettura. Sì, non un romanzo né una storia bensì parole che facciano riflettere sul piacere dell’abbandonarsi a un libro.

Un libro ci dice che la nostra vita è un repertorio di possibilità che trasformano il desiderio in esperienza e l’esperienza in destino.

Vi piace? Lo ha scritto il grande autore messicano Rogelio Guedea nel suo Il mestiere di leggere, tradotto dallo spagnolo da Roberto Russo ed edito dalla Graphe.it in questo novembre 2012. Non so dirvi quante frasi mi hanno colpita in questa interessante raccolta di riflessioni sulla lettura, ma è un libro che facilmente diventa strumento di consultazione, quando si ha voglia di un pensiero che ne susciti degli altri in uno di quei momenti intimi e solitari che la lettura così bene sa accompagnare. E non solo: Guedea ci rassicura, ci consola e si racconta per insegnarci a leggere senza alcun insegnamento, bensì con la passione senza regole né obblighi, senza tecniche né doveri.

Lo scrittore che al momento di scrivere pensa al lettore è uno scrittore mancato. L’unico modo di giungere a lui è non pensare a lui per nessun motivo.

Illuminante, alleggerisce di pesi e accresce la conoscenza di autori e libri d’ogni angolo del mondo, con citazioni riportate fedelmente ma anche con suoi punti di vista assolutamente onesti, privi di alcuna censura da compiacimento obbligato nei confronti di un collega.

Bellissimo libro che, come lettrice, vi consiglio, perché

Il lettore sempre avrà libri per quell’amante di libri che glieli chiede, mentre chi non legge, avrà sempre qualche scusa per non dare libri che non legge a quell’amante di libri che glieli chiede e che li leggerebbe.

Vi aspetto ancora qui, domani e dopo ancora: teniamoci compagnia e regaliamoci le frasi dei libri che più ci hanno colpito…

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Vi piace Moravia?

Vi piace Moravia?

Io adoro quel suo scrivere che scava, quella mano che – mentre leggi – ti prende per i capelli e ti costringe a sentire, più che a leggere…

Avete letto La noia? È forse quello che preferisco in assoluto, che occupa un posto d’onore nella mia libreria e che più volte ho sfogliato cercando i passaggi che mi erano rimasti addosso.

La noia è per me una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà.

dice, e cattura il lettore pagina dopo pagina con una dettagliata descrizione delle debolezze umane: schietta, cruda, priva di giustificazioni o di ricami che ingentiliscono, cattiva quanto lo è la verità, scomoda come può esserlo la realtà. Sono sicura che chiunque legga questo romanzo possa trovarvi qualcosa che gli appartiene, che sta annidato in qualche antro nascosto dell’intimo, qualcosa che – seppure in parte – già si conosce.

È un libro che ti possiede e ti trascina, o almeno ha posseduto e trascinato me in quegli oscuri dialoghi introspettivi che insegnano a non temere l’inferno, perché solo se lo conosci scopri che il paradiso esiste.

E che dire del suo La disobbedienza? È stato pubblicato nel 1948, e narra con grande abilità di una crisi adolescenziale, senza false ipocrisie, così com’è nello stile dell’autore. Mi colpisce proprio il modo di raccontarla, perché rende vivo il pensiero del personaggio principale. Moravia, come in molti dei suoi libri, insegna il dettaglio, non è mai avaro di particolari quando si tratta di stati d’animo: un pensiero banale può riempire pagine e pagine senza annoiare, e la totale assenza di gioia di vivere del ragazzo diviene addirittura affascinante, ammaliante…

Avete anche voi un libro preferito tra quelli di Moravia? Venite a parlarne qui da me, in questo blog-salotto dove gli amici si incontrano per far chiacchiere a qualunque ora del giorno e della notte!

Vi aspetto.

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