
14 febbraio, San Valentino… Oggi una persona che ha partecipato al mio libro “Il male d’amore” della Graphe.it mi ha chiamato per dirmi che è guarita. Da cosa? Da quel senso di mutilazione, dalla ferita dell’assenza, dal vuoto che lascia qualcuno che non siede più sul tuo divano o alla tua tavola. “Non guardo più le sue foto, non ascolto più la sua musica preferita, tempo fa ho perfino dimenticato il suo compleanno!”.
Abbiamo avuto una lunga conversazione che finalmente era basata sul futuro e non sul passato, su progetti e non fallimenti, su speranze e non delusioni. E in fondo è questa la vera guarigione da un male d’amore: guardare avanti. Anzi, aver voglia di farlo, ritrovarsi a farlo spontaneamente e non perché qualcuno ce lo ha consigliato ma perché diviene esigenza che nasce da dentro. Un risveglio interiore che si fa esteriore, ci si prende cura di sé, si ha voglia di stare in mezzo agli altri e di cimentarsi in qualcosa di nuovo. Il male d’amore che si fa cura e scoperta di chi siamo senza chi ci stava accanto.
Capita spesso durante i miei corsi di scrittura che emergano storie private, perché imparare a scrivere meglio, diventare buoni narratori, coincide con una più profonda capacità di guardarsi dentro e di scoprire la diversa profondità degli altri. Interazione, condivisione, esternazione, riflessione, dialogo, ascolto: quando accade ne resto ammirata e mi porto dentro una miriade di considerazioni che completano. Siamo tutti alla ricerca della felicità, ma trovarla nelle piccole cose contribuisce ad afferrarla quando giunge a noi attraverso quelle più grandi. E le piccole cose stanno nella solitudine che ci insegna a volerci bene per primi senza attendere di riconoscere il nostro valore attraverso gli occhi di chi ci guarda. Una allieva matura mi ha parlato del suo creare un ambiente delizioso al momento dei pasti: l’apparecchiare con cura la tavola anche senza ospiti, cucinarsi qualcosa di buono, cibarsi senza fretta utilizzando quel momento per assaporare, pensare, meditare su qualcosa. Un’altra mi ha raccontato del suo angolo preferito, curato nel dettaglio e a immagine dei suoi desideri e della sua essenza.
Se raggiungiamo un buon livello di serenità interiore, l’incontro con qualcuno non rappresenterà un bisogno, uno strumento per colmare vuoti bensì un valore aggiunto a una vita già piena d’amore. Per se stessi, per il proprio quotidiano, per l’anima e il corpo.
Non scrivo mai del mio privato per una mia forma di riservatezza, ma oggi voglio dire che soltanto quando ho ripreso a cantare mentre guidavo e non avevo bisogno di nessuno per star bene, ho incontrato qualcuno che mi ha completata dimostrandomi che ci sono legami che rendono liberi, e non è un paradosso. Sei libero quando puoi essere te stesso anche vivendo una vita di coppia, quando la diversità tra due persone non rappresenta un divario ma un motivo di interesse e quando un rapporto d’amore non ha imposizioni ma scelte da rispettare.
“Sentirsi a casa” è ciò che desideravo e che ho ottenuto. Una tana in cui ci si protegge a vicenda e ci si ama anche quando ci si conosce fino in fondo. Ed è questo l’augurio che faccio a tutti voi: sentirvi a casa con qualcuno. Perché…
L’anima si è trovata la sua stanza
intorno a te.
(Leonardo Sinisgalli)

