Susanna Trossero

scrittrice

Biblioteche viventi

on 17 Ottobre 2011
Quando in Africa muore un vecchio, è una biblioteca che brucia
[Amadou Hampâté Bâ, scrittore, filosofo e antropologo maliano]
Ho letto questa frase pochi giorni fa, e mi ha lasciata pensierosa e malinconica per un tempo che non saprei quantificare…
Quando ero un’adolescente, mio nonno mi raccontava – o almeno ci provava – della sua gioventù, della guerra, della campagna in Africa, dello sbarco degli americani in Sardegna, delle gomme da masticare lanciate dai soldati sui carri armati per strada ai ragazzini dei piccoli paesi. E io mi annoiavo e non lo ascoltavo mai fino alla fine, perché avevo sempre “di meglio” da fare (in genere le amiche che mi aspettavano!).
Da adulta ho conosciuto un anziano signore che all’età di quindici anni ha falsificato i documenti per poter partecipare alla guerra in Russia. E un altro che era stato partigiano. E un altro che da bambino ha visto e fotografato nella sua memoria i bombardamenti su Cagliari. O una donna che ricorda i vestiti di sacchi, quando c’era la fame vera.
Quante e quali storie potrebbero scrivere questi uomini e queste donne, e quanti di loro – lasciandoci – le hanno portate via con loro e sepolte per sempre…
È proprio vero: se soltanto li ascoltassimo, questi anziani che lasciamo a parlare con i gatti, quanto saremmo più ricchi? E quante più storie potremmo noi stessi raccontare ai nostri figli, quante avventure… E quanti più libri potremmo scrivere senza l’incubo del foglio bianco, certi di dare qualcosa di importante a chi leggerà domani.
Con questo pensiero vi do il mio Bentornati: bentornati dalle vacanze, bentornati a scuola e al lavoro, bentornati nel quotidiano! So che avete disfatto oramai da tempo le valigie, ma preparatene subito un’altra perché si riparte, stavolta per la vita di tutti i giorni, un viaggio che spesso si rivela pieno di sorprese: belle o brutte, chi mai può dirlo?
Un abbraccio a tutti i vostri anziani, e uno in particolare a chi non c’è più e che di storie da raccontare ne aveva davvero tante: Ciao Delfino, ci mancherai…
Susanna 

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