Dove vanno a finire, le promesse scritte sui muri? Quei per sempre giurati alla pietra, alla sabbia, ai banchi di scuola o alle protezioni delle strade, che percorso seguono in realtà? Ogni volta che il mio sguardo ne sfiora uno, l’intera storia prende forma nella mia mente e mi domando se – in coloro che hanno scritto il giuramento – sia rimasta traccia: un ricordo nostalgico, un sospiro di rammarico, una rabbia antica o un malinconico rimpianto…
Ve ne sono davvero di vecchissime, di queste incisioni, con date che rivelano tempi ormai lontani, e chissà quale vita vi sta dietro, quale piega hanno preso i protagonisti di quei trasporti amorosi e romantici.
Mi capita spesso di soffermarmi a leggerle, forse per via della mia natura assetata di storie, e quanto mi piacerebbe intervistarne gli autori, domandar loro che ne è stato di quei grandi sentimenti, e di quanta poca eternità gli sia stata riservata…
“Il mondo scrive nomi sulla riva, li unisce a suo piacimento in un “per sempre” aleatorio. La risacca (della natura e del cuore), li divide o li cancella ogni volta, mutevole d’umore e d’intenzioni.
Cos’è in fondo una promessa? Una verità momentanea dettata da congiunture favorevoli, che raggira la stessa bocca che la pronuncia circuendo chi la ascolta. La promessa non è pegno né impegno, ma speranza che rema contro ogni coerenza in un mare di possibilità. Corroborante, ti rimette in salute; accomodante ti ripaga. Rammenda. Ricompone. Medica e riassesta.
E continua, il mondo, a scrivere nomi sulla riva impreparato ad assolvere la risacca che imperterrita scompone, deforma o trasforma.”
(dal mio Lame e affini, Graphe.it)
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