E anche il corso breve sull’introspezione e la profondità contenute nella scrittura autobiografica è terminato, si spegne il pc e con lui le finestre da cui gli allievi e le allieve si sono affacciati…
Abbiamo visto insieme – anche se in minima parte – quanto questo genere letterario possa essere terapeutico, o divertente, o feroce, o interessante, coinvolgente oppure cibo per lo spettatore e così via: tutto dipende dall’approccio dello scrittore, da ciò che vuole indagare o condividere ed io nel nuovo gruppo ho trovato tutte queste sfaccettature, così diverse l’una dall’altra. La diversità è proprio ciò che spero sempre di incontrare, per allargare i miei orizzonti e fare scorta di nuovo: diversità come occasione di crescita e conoscenza, per non restare una via deserta ogni giorno uguale a me stessa.
I differenti registri della mente, le stratificazioni, del passato, le emozioni raccontate, i giochi di parole o la semplicità come freccia che scocca, quanto cibo per la mente, quanta ricchezza intellettuale, quanta varietà di vedute e sentimenti dietro ogni pensiero sulla carta… Un privilegio, la scrittura.
Mi incanta, la scrittura degli altri. In questo mondo di parole che oramai da tanti anni frequento, ho visto tanti autori tenere alla larga il talento altrui quasi fosse un nemico, e ho provato pena per loro. Se ami un’arte, dal talento altrui impari e migliori, del talento altrui ti abbeveri con emozione, nel talento altrui trovi motivo di piacere.
Durante i mei corsi ho sempre osservato l’eliminazione di scorie, all’opposto il restare chiusi nel proprio guscio, i danni del passato o le positive influenze, c’è chi si fa sopraffare e chi si sente più vivo, c’è chi racconta della sua prigione e chi trova la forza per segare vecchie sbarre. Muri insormontabili, pareti su cui ricavare finestrelle per scoprire ciò che c’è al di là, giri di parole o frasi dirette, evocazioni da vocaboli che uniti tra loro danno vita a qualcosa di affiorante dal privato, brandelli di indimenticabile dimenticato..
La letteratura ci salva, i pensieri scritti da altri spesso ci penetrano facendoci scoprire che da noi erano stati già pensati con altre parole, lo ha detto anche Cesare Pavese:
«Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi».
Grazie, allievi del corso di gennaio 2025, per avermi regalato nuove visioni, differenti prospettive, e grazie per aver tolto l’armatura.


Costretta a casa da un passeggero inconveniente che tuttavia avrà la sua durata, passo le giornate a curiosare nella mia stessa libreria con la scusa di spolverarne ogni volume: vi sono punti in cui nel quotidiano faccio frequenti incursioni: consultazioni, piaceri, nuove letture, dubbi su citazioni e così via. Ma vi sono altri piani collocati su in alto, meno frequentati e pertanto custodi di gradite sorprese: un volume dimenticato, qualcosa di non ancora letto, romanzi di una vita fa con dediche di buon compleanno, raccolte di poesie in cui scoprire frasi sottolineate e domandarsene la ragione rispolverando un ricordo. E poi reportage di viaggio la cui suggestione è stata così grande da indurmi a partire, saggi sugli assassini seriali (che invece non mi hanno influenzata!!!), affascinanti biografie di pittori… Dodici metri quadri di libri, l’aria condizionata, la vita fuori dalla finestra, il freezer pieno di gelati, ed io.