
Sono passati diversi giorni dall’ultimo post e diverse cose sono successe… Conoscete anche voi quei momenti in cui l’isolamento e il silenzio sono necessari a fare ordine nelle emozioni contrastanti che a volte le circostanze regalano o infliggono.
Il 29 ottobre era per me una data temuta: il primo anniversario della morte di mia madre. Non mi capacito del tempo già trascorso, io che ancora non ho compreso fino in fondo che lei non c’è più, non nella forma a cui ero abituata fin dal mio primo giorno di vita, quella della voce familiare, degli abbracci, della sua gioventù mentre crescevo e mi impartiva lezioni severe, e della vecchiaia che me l’ha resa figlia e ha ammorbidito certe sue rigidità educative. Non è stato facile per me decidere di organizzare una messa per commemorarla: temevo di riviverne il funerale, come spesso accade in queste circostanze. Invece…
Invece gli amici più cari, i familiari, la sorpresa di un bellissimo coro di voci femminili che hanno cantato per lei, il piacere di rivedere persone che per me contano e contavano per mia madre… Tutto questo e l’affetto dimostratomi è diventato lanterna. Guidandomi nel buio della mancanza ha portato luce attraverso le presenze, e per questo calore sarò sempre grata e sempre mi sentirò fortunata.
Il 29 ottobre è dunque passato, e non posso dire “in modo indolore” ma in una maniera dolce e ricca sì, ed è stato sorprendente, un effetto che non avevo messo in conto.
Nel frattempo, mentre i colori fuori cambiano regalando suggestioni autunnali, è partito il nuovo corso di scrittura terapeutica e, come sempre, mi appaga il clima che in questi piccoli gruppi si crea grazie a condivisioni che questa magica arte crea in modo del tutto spontaneo. E mentre suggerisco agli allievi di dedicare almeno 10 minuti al giorno per scrivere ciò che si sta provando, per esternare un disagio, per mettere nero su bianco una riflessione, per raccontare a loro stessi come si sentono o per regalare al foglio bianco un bel momento rendendolo immortale, finisco per ricordare anche a me stessa di continuare a farlo anche io, rinnovando il piacere di uno spazio privato in cui esistere in altra maniera.
Voglio camminare, nei prossimi giorni, tra foglie che cadono e temperature incerte, sotto il sole o aspettando la pioggia, flaneur di città conosciute e non. Voglio andare per boschi o prendere il tè con un’amica che da tempo non vedo, voglio osservare, ascoltare, vivere con una intensità che spesso le incombenze fanno dimenticare.

Credo sia proprio quella, l’intensità che dovremmo riconquistare: non ha prezzo, è alla portata di tutti e la si può riacquisire in ogni circostanza, luogo, età.
Sì, ma non domani: oggi.




