
Si ricomincia. Impresa titanica scrollarsi di dosso la pigrizia estiva e la nostalgia per quelle giornate senza orologio o incombenze che molti di voi come me si sono concessi. A volte la noia è vitale, e non comprendo come alle nuove generazioni crei disagio.
Per me la noia non è noiosa per niente!
Comunque, riacceso il pc e il motore dei progetti, ho incontrato una ragazza che ama scrivere e si è cimentata per la prima volta in un romanzo che leggerò volentieri, perché la passione merita sempre interesse e magari quando necessario qualche dritta per questo campo minato, per quanto bello e fiorito possa apparire.
Nell’autunno appena arrivato, mi attraggono le ambientazioni, forse perché spesso capita che girovagando qua e là, il luogo in cui mi trovo suscita in me un vero e proprio fermento interiore.
Può, un luogo, generare una storia?
Mi soffermo sul ricordo di un paesaggio deserto durante un viaggio e vedo la malinconia di una fuga da se stessi. Un paese abbandonato ha tante pietre che solo ad accarezzarle hanno palpiti e respiri, voce e anima. Una scogliera a picco sul mare in burrasca possiede un aspetto pittoresco il cui culmine è raggiunto dal vento che porta echi…
Sì, l’atmosfera si fa personaggio, i colori sono sensazioni visive che disorientano, gli odori evocano. Tutto è atmosfera e l’atmosfera è il tono emotivo della storia, ogni cosa rallenta e il tempo si ferma per dar modo di vedere con nuovi occhi e sentirla nascere, la storia. Accade senza preavviso ma devi andartela a cercare, l’ispirazione. Se invece vuoi che sia lei a venire da te devi saper aprire la porta o guardar fuori dalla finestra, l’isolamento deve arrivare dopo, quando hai guardato fuori e torni dentro per scriverne.
La mia storia adesso è legata invece a una finestra chiusa vista dall’esterno. Dietro i vetri nessuno a guardarmi andar via, nessun ciao con la mano, non un sorriso da intuire che la distanza non permette di vedere nitidamente. Ci sto provando, ad assorbire l’assenza di quella mano che saluta ma non sono ancora pronta a farlo. E così ogni volta, passando per quel vialetto, guardo su ma vedo solo tendine che non si spostano più per me.
Sì, un luogo può generare una storia. La mia è ancora confusa, sta nel cassetto delle idee da flusso di coscienza, lo aprirò quando prenderà vera forma ma sento che nel mio angolino pronto ad accogliere la pioggia battente tutto è pronto per ospitarla. Nel frattempo leggo Virginia Wolf e non mi capacito che quel lontano marzo del ’41 si sia riempita le tasche di sassi e abbia deciso di lasciarsi annegare nel fiume Ouse, che chissà quante volte aveva accarezzato con lo sguardo in cerca di storie.

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