Susanna Trossero

scrittrice

Opacarofilia: sapete cos’è?

Un improvviso lutto in famiglia distoglie da tutto e tutti. Esalta l’amore per chi per primo subisce la perdita, ti fa riflettere su ciò che è importante, attiva una solidarietà che è legame profondo per chi resta.

Io che spiego ai miei allievi quanto conti la scrittura quando sentimenti dolorosi si affacciano in noi invadendo ogni spazio, ho invece rimandato tutto ciò che alla scrittura è legato. Non per rifiuto ma per necessità di un periodo di raccoglimento. A volte la vita chiama, e ci spinge verso l’interno senza necessariamente ribaltarlo all’esterno, questo sì lo dirò ai miei allievi quando parlerò di scrittura terapeutica: è una deroga che se necessario dobbiamo concederci.

In fondo non c’è una vera regola da seguire, se non ciò che ci detta la nostra anima, e la mia aveva bisogno di silenzio…

Eccomi qui, sotto una luce che mi inebria mentre la giornata volge al termine e i colori fuori si fanno meravigliosi. A proposito di colori e dunque di tramonti, sapete cosa è l’opacarofilia? Definita come “l’amore smisurato per i tramonti” (ma ve lo spiega meglio Roberto Russo, editore della Graphe.it, in questo video), è ben raccontata in un nuovo libro della collana Parva intitolato Il sol del Lorenese di Daniel Muñoz de Julián, pagine di studio e meditazione sulla bellezza fugace. Ci sono libri che diventano carezze proprio per quell’interiorità di cui parlo, e credo lo leggerò a breve, è il momento giusto per farlo. Così com’è il momento giusto per organizzare un nuovo corso breve di scrittura narrativa: “Il realismo emotivo, scrivere di sentimenti”. E, sempre in tema di vibrazioni, vi invito a leggere l’articolo “Come leggere Virginia Woolf: guida pratica per iniziare a scoprire le sue opere”, che spero piacerà anche a tutti coloro che le sue opere apprezzano già da tanto tempo.

E adesso, dalla mia terrazza romana, mi lascio avvolgere dallo spettacolo che seppur ripetendosi ogni sera, ogni sera è nuovo, inedito, diverso e coinvolgente. Una parte del mio cuore è triste, ma l’altra – irriducibilmente viva – mi spinge a cercare e trovare il bello che spesso si ignora seppur a portata di mano. O di sguardo.

Felice tramonto a voi tutti.

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L’inverno che rende pigri

22 giorni dall’ultimo post! No, non va bene. Ma oramai voi mi conoscete, ogni tanto mi assento e mi lascio distrarre dalla vita fuori… Tuttavia in fondo è meglio perché così ho più cose da raccontarvi giusto?

Dunque vediamo…

Per esempio, è terminato il corso di scrittura on line sul lato oscuro dei personaggi che avevo riservato, in dono, ai frequentatori della mia pagina fb “Una lettera per dirti che…” Sono stata benissimo e pare siano state altrettanto bene le partecipanti, a quanto mi dicono; si è formata una bella classe tutta al femminile che mi ha regalato profondità e allegria e già ci stiamo promettendo un seguito perché quando l’interazione funziona non la si può perdere!

Sono anche stata alla presentazione di un libro particolare, una raccolta di dieci racconti intitolata “Le storie del Buduàr” – Graphe.it – racconti vincitori dell’omonimo premio dal 2016 ad oggi. Il luogo è sempre una delizia – la libreria romana Horafelix – e in quella atmosfera calda abbiamo ascoltato il curatore del volume Marco De Angelis (ha ricevuto oltre 160 premi internazionali tra cui la Palma d’Oro a Bordighera) illustratore di libri per ragazzi per i maggiori editori, affiancato dalla giornalista e scrittrice Paola Birbanti, e goduto dell’interpretazione di alcuni delle storie del libro regalataci sia dall’attrice Chiara David che dall’attore, doppiatore e Speaker Pubblicitario Corrado Niro, tutti presentati dal “mio” carissimo editore Roberto Russo. Un pomeriggio interessante in cui mi è stato domandato quale sia l’aggettivo che non affiancherei all’umorismo. “Funereo”, ho risposto, e non da insegnante di scrittura. Come insegnante di scrittura so bene che l’umorismo può essere nero, macabro, può toccare temi come la malattia, i lutti, fingersi cinico per sdrammatizzare creando situazioni grottesche o suscitando ilarità a dispetto del contesto, certo che sì. Ma, come Susanna, non riesco a coniugare le due cose e a trovarle divertenti. Un mio limite? Sì, penso di sì, ma prendetemi come sono!

Che altro dirvi, se non che l’inverno mi rende pigra e trasforma la mia casa in tana sicura che non ho voglia di lasciare dopo il tramonto, e le giornate corte mi invitano a leggere; ho sul comodino “La sesta beatitudine” di Radclyffe Hall e “Povera Gente” di Dostoevskij, ma mi aspettano “Un po’ di sole nell’acqua gelida” di Sagan e “L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale.

Di scrivere, al momento, non se ne parla. Sono nella fase dell’immagazzinamento: tanti appunti nel mio piccolo quaderno/scrigno, tante idee, note, illuminazioni, ma non sono pronta a mettere nero su bianco. Per ora godo dei racconti dei miei allievi, che si avvicendano di corso in corso regalandomi intimità e fantasia in egual misura.

A presto, giuro! Nel frattempo, facciamoci un tè.

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Regaliamoci il piacere della parola scritta

Rogelio Guedea, Il mestiere di leggereSe siete qui con me, se state “sfogliando” queste pagine anche oggi (piove? c’è il sole?) significa che leggere vi piace tanto, che spesso non potete né volete farne a meno e che magari siete di quelli che sottolineano frasi o le appuntano su di un quadernetto segreto, proprio come me. E allora voglio suggerirvi una lettura sulla… lettura. Sì, non un romanzo né una storia bensì parole che facciano riflettere sul piacere dell’abbandonarsi a un libro.

Un libro ci dice che la nostra vita è un repertorio di possibilità che trasformano il desiderio in esperienza e l’esperienza in destino.

Vi piace? Lo ha scritto il grande autore messicano Rogelio Guedea nel suo Il mestiere di leggere, tradotto dallo spagnolo da Roberto Russo ed edito dalla Graphe.it in questo novembre 2012. Non so dirvi quante frasi mi hanno colpita in questa interessante raccolta di riflessioni sulla lettura, ma è un libro che facilmente diventa strumento di consultazione, quando si ha voglia di un pensiero che ne susciti degli altri in uno di quei momenti intimi e solitari che la lettura così bene sa accompagnare. E non solo: Guedea ci rassicura, ci consola e si racconta per insegnarci a leggere senza alcun insegnamento, bensì con la passione senza regole né obblighi, senza tecniche né doveri.

Lo scrittore che al momento di scrivere pensa al lettore è uno scrittore mancato. L’unico modo di giungere a lui è non pensare a lui per nessun motivo.

Illuminante, alleggerisce di pesi e accresce la conoscenza di autori e libri d’ogni angolo del mondo, con citazioni riportate fedelmente ma anche con suoi punti di vista assolutamente onesti, privi di alcuna censura da compiacimento obbligato nei confronti di un collega.

Bellissimo libro che, come lettrice, vi consiglio, perché

Il lettore sempre avrà libri per quell’amante di libri che glieli chiede, mentre chi non legge, avrà sempre qualche scusa per non dare libri che non legge a quell’amante di libri che glieli chiede e che li leggerebbe.

Vi aspetto ancora qui, domani e dopo ancora: teniamoci compagnia e regaliamoci le frasi dei libri che più ci hanno colpito…

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