Susanna Trossero

scrittrice

Vi aspetto a Nettuno

Venerdì 19 ottobre, alle 18,30 sarò ospite dell’Associazione Culturale Tempomeccanico di Nettuno; si tratterà di una serata all’insegna della scrittura e della mia esperienza in tal senso, e sarà un piacere condividere con i presenti il mio percorso e il mio rapporto con il mondo dei libri.

Scrivere è qualcosa di magico, terapeutico, affascinante, ma riuscire a farsi leggere è una conquista che si rinnova a ogni singolo lettore che decide di acquistare un mio libro, di parlarne, di consigliarlo ad un amico.

Un grazie a tutti voi che mi seguite, che mi scrivete e che mi leggete, e un grazie a Tempomeccanico per lo spazio che ha deciso di concedermi.

Vi aspetto dunque il 19 invia Traunreut n°11 a Nettuno,

Susanna

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Raccontare in lingua spagnola

Susanna Trossero, Ladrones de vidasCiao amici miei, oggi desidero condividere con voi una novità che mi riguarda e che mi rende davvero felice: il mio eBook Ladri di vita, edito dalla Graphe.it , è stato tradotto in lingua spagnola e pubblicato con il titolo di Ladrones de vidas!

Da tempo provenivano numerose richieste in tal senso dall’Argentina, sulle pagine di Facebook è stato addirittura fondato un gruppo che si chiama Queremos los libros de Susanna Trossero en español e che conta più di quattrocento iscritti, ma anche in Spagna, a Madrid, mostravano curiosità nei confronti del mio scrivere, e allora… si parte!

Un “viaggio” davvero inaspettato e tanto emozionante compiuto da una mia storia che spero tanto sia solo la prima, ma se anche fosse l’unica io ne sarei comunque soddisfatta: un piccolo grande traguardo che alimenta la fantasia dando nuovo vigore alla mia penna, e che mi fa dire un grazie sincero: grazie a tutti coloro che dopo anni continuano a leggermi, grazie a chi si aggiunge al gruppo dei lettori affezionati giorno dopo giorno, e grazie alla fantastica casa editrice che continua a credere in me e che mi sta accompagnando dal 2007!

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La Roma dei libri che fanno sognare

Quando la stesura di un racconto, di una storia, di un romanzo, è finita, è come se mancasse qualcosa di fondamentale alle giornate successive. “La scrittura chiama la scrittura”, dico ai miei seminari, ed è vero! E allora che fare? Leggere. Leggere per risvegliare la fantasia, dar nuovo cibo alla mente. E poi… E poi riprendere a scrivere. Perché no?

Esco a portare a spasso il nuovo pensiero, corroborante come l’aria di mezza mattina, fredda nonostante il sole sia già alto. Lo porto fuori come fosse un cane a cui necessita un lampione o un albero, e vorrei mostrarlo a tutti, ma devo ancora spazzolargli il pelo, troppo disordinato perché si comprenda di quale razza sia. È un pensiero fatto di pensieri, così come un bicchiere d’acqua è composto di una miriade di goccioline. Storie vere o immaginarie, fantasie senza un filo logico, viaggiatori e passanti, bugie e verità, libri letti e recensiti…

Cammino intorno a Piazza Venezia, incantata da quei marmi, e proseguo a piedi per le gradinate di Piazza di Spagna. Passare di qui e pensare che dietro una di quelle finestre, nel 1800 Andrea Sperelli, amante appassionato creato dalla penna di D’Annunzio, sospirava per il suo amore perduto, ricordandone il passo veloce sulla gradinata della Trinità, è incantesimo, estasi, rapimento.

Sono qui, ed era qui l’irreale duchessa di Scherni Elena Muti, quando correva da lui per fare l’amore. Incredibile guardarsi attorno e respirare tra i personaggi creati da un grande e da altri grandi raccontate, portando qui la mia, di fantasia.

“Si udiva il suo passo risonare sul lastrico – scrive D’Annunzio – se la piazza era silenziosa”

Palazzo Zuccari, Trinità dei Monti. Accadeva alle 16. Dalla finestra Andrea vedeva la casa dei Casteldelfino, Villa Medici, l’Obelisco di Pio VI, Piazzetta Mignanelli. Dove diavolo è quella finestra? Esiste?

Voglio andare sulla scala che costeggia la casa dei Casteldelfino e scenderla. Voglio pensare a D’Annunzio che è andato ad osservare, ad annusare, per scrivere di quell’attesa e di quei passi.

Voluttà, seduzione, tortura. Abbandonarsi al sentimento, all’impeto della brutalità.

“Come una fiala rende dopo lunghi anni il profumo dell’essenza che ci fu un giorno contenuta, così certi oggetti conservano pur qualche vaga parte dell’amore che li aveva penetrati e illuminati, turbando nel presente con una sorta di potere soprannaturale”

scriveva. Ed io l’ho letto su un libro di Moravia.

Mai vivere a Roma mi è parso più bello di oggi. Quel divenire il pensiero di qualcuno, la penna di qualcuno, quel provare empatia, quell’andare sui gradini a cercare Elena, la duchessa, trovando in realtà l’omino con la fisarmonica, quello di sempre, quello reale. Oramai ci riconosciamo, ci sorridiamo amichevoli, gli lascio una moneta, comprerà del vino scadente.

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