Susanna Trossero

scrittrice

Sentirsi naufragare

Quando è stata l’ultima volta che vi siete sentiti naufragare?

Io al rientro dalle vacanze, quando mi sono resa conto che per la prima volta non dovevo fare “quella” telefonata… Sì, quella di tutta una vita, che serve a rassicurare una madre: sono arrivata a casa, mamma.

Sì è stato un buon viaggio.

Tranquilla non sono stanca, sto bene.

Ma certo, mangerò, ho appena fatto la spesa…

Riti.

Avrei voluto questa “incombenza”, ma ho sentito nell’urgenza dell’abitudine il vuoto dell’assenza. Un altro pezzo perduto per strada, una struggente malinconia mentre imbarcavo acqua e mi sentivo affondare nella mancanza.

Una mancanza è fatta di tante tappe, e questa è stata l’ennesima alla quale abituarsi: il primo Natale senza quell’abbraccio, la prima Pasqua senza l’ovetto, il primo compleanno senza quel “Io non voglio disturbarti quindi appena ti svegli chiamami tu così ti faccio subito gli auguri”, e poi raccontarci delle piantine che sono fiorite, scambiarci ricette, cucinare l’una per l’altra, spettegolare al tramonto, ricordarle le medicine… Stavolta è stata la non telefonata al rientro. Quante tappe, quanti “non più” che si sommano e si sommeranno fino a diventare condizione normale. Ma ci vorrà ancora molto perché tutti questi appuntamenti oramai annullati diventino bagaglio e il bagaglio da disfare a fine vacanza non preveda interruzioni per “quella” telefonata.

Intanto il lento naufragar non mi è dolce, caro Leopardi, tu che a scuola ci insegnasti l’estasi del pensiero e usasti il mare come metafora. No, io ho imbarcato acqua sul serio, semplicemente. Ma, come sempre, ho raggiunto di nuovo la riva ed eccomi qui a scriverne, nel mese dell’uva buona e dei quaderni di scuola.

E voi, voi per cosa di recente siete naufragati? E quale zattera vi ha riportati a riva?

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Da domani…

E ieri è arrivato settembre. Sì, il suo affacciarsi dopo le vacanze è già diventato “ieri”, e ieri era lunedì, concomitanza di inizi. Domenica abbiamo detto in tanti “da domani…” raccontando a noi stessi del rinnovo che progettiamo, di cambiamenti e buoni propositi. Settembre è un po’ come l’anno nuovo: finite le vacanze si ricomincia e ciò che a lungo era stato rimandato (telefonate, impegni, novità, diete, palestra, appuntamenti, un corso) presenta il conto ricordandoci l’aspirazione a migliorare che tanto avevamo decantato.

Però… però è già ieri, e ieri non siamo andati a camminare così come ci eravamo ripromessi, non abbiamo cominciato la dieta, non abbiamo spedito quelle mail e così per tante altre voci di quell’elenco che dovevamo cominciare subito a depennare.

Seneca disse che mentre si rinvia la vita passa. Forse è proprio così, ma è anche vero che troppo presto è passato anche il tempo delle vacanze. E tempo ci serve per ripristinare la normalità, figuriamoci per riempirla di novità!

Tante cose in questo agosto sono successe: ho visto molte delle persone che amo, ho respirato salsedine che rigenera, osservato tramonti sul mare io che dal mare vengo, ascoltato la risacca… Ma in tutta questa magia ho anche perso un Amico a cui ho voluto davvero bene, con cui ho condiviso scrittura e parole, cibo, profondità e leggerezza.

La vita elargisce, la vita leva. E allora forse non dovremmo più rimandare niente, ha ragione uno dei miei cari allievi nonché Amico anch’esso, che ha detto “forse è il caso di cominciare a ridere”. Sì caro Damiano, forse è proprio il caso, perché anche questo abbiamo trascurato lasciando spazio a cose senza importanza che possono benissimo cavarsela da sole.

In questa calda estate ho compreso tante verità profonde, e spero di aver avuto la vera illuminazione (non solo teorica) che spinge a rendere ogni giorno speciale, unico, seppur nella sua semplicità. Lo devo a me stessa, ma anche a chi non c’è più e che tanto vorrebbe un nuovo giorno, un giorno ancora.

Noi lo abbiamo, non sprechiamolo.

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Chiuso per ferie :)

Agosto, tempo di ferie: partenze, relax in casa, mare, montagna, isolamento o amici, libri o sport, pennichelle o salsa e merengue, che importa? Ciò che importa è regalarsi un po’ di tempo, visto che ognuno di noi dice sempre che non ne ha o che non ne trova tutto per sé senza sentirsi in difetto.

Ecco, allora è tempo che vi auguro, per fare qualunque cosa desideriate o assolutamente niente.

E adesso appendo il mio “Chiuso per ferie” ricordando a tutti che l’autunno è un po’ come il nuovo anno: che ci porterà di nuovo? Cosa concretizzerà?

Vi aspetto per scoprirlo insieme, buone vacanze,

Susanna

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La meraviglia di un momento

“D’estate le mani del vento muovono invisibili fili nell’aria, che uniscono le onde, i capelli, i pensieri”.
(Fabrizio Caramagna)

Che strano questo improvviso riconoscere antiche atmosfere che ogni anno si ripetono. L’odore della pioggia, le spiagge meno affollate, quel clima per i più fortunati ancora vacanziero, ma per i comuni mortali ora denso di ben altri significati.

Vorrei saper dipingere per riprodurre sulla tela ciò che vedo e che tanta suggestione mi regala, ma mi limito a scattare una foto che ben rappresenta atmosfere e stati d’animo. Per quanto riguarda quest’ultimo, personalmente legherei il tutto al concetto di meraviglia, quella meraviglia discreta, che si insinua sottile nella parte più vulnerabile di noi accarezzando nervi scoperti. Vi capita, davanti a una immagine?

Da isolana, sono sensibile alla meraviglia del mare, della sabbia sottile come farina, dei gigli selvatici che nascono spontanei tra i cespugli, del vento che moltiplica il canto della risacca.

Mi piace trattenermi sulla spiaggia mentre tutti vanno via, la pelle calda di sole, i capelli impregnati di salsedine, un senso di vuoto da piacevole spossatezza, la mente che galleggia, lo sguardo che si posa.

So di essere in compagnia di grandi poeti e scrittori, di innamorati o anime nostalgiche, di insoddisfatti o gioiosi, di delusi o sereni. Perché qui, davanti al mare, c’è posto per tutti.

Ed io, tutt’uno con la natura, con quella piccola porzione di costa, d’acqua che si fa blu e di sole calante, sono in pace.

Meraviglia.

E di ben altra meraviglia, vi parlerò domani.

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Ci vediamo a settembre

Agosto, mese di viaggi e vacanze, di rientri per chi invece lavora e le ferie le ha già finite, o di voglia di abitare città deserte e dunque molto più vivibili.

Qualunque cosa facciate o non facciate, io vi auguro momenti piacevoli e leggerezza, buona compagnia o solitudine che rilassa, tanti libri appassionanti e cicale sotto le finestre.

Io staccherò dai social ed è per questo che vi do appuntamento a settembre, lasciandovi con qualcosa di delizioso regalatoci da Gianni Rodari:

Il paese delle vacanze
non sta lontano per niente:
se guardate sul calendario
lo trovate facilmente.
Occupa, tra Giugno e Settembre,
la stagione più bella.
Ci si arriva dopo gli esami.
Passaporto, la pagella.
Ogni giorno, qui, è domenica,
però si lavora assai:
tra giochi, tuffi e passeggiate
non si riposa mai.

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