Susanna Trossero

scrittrice

ArgoDiario, pagina 13

on 12 Luglio 2023

Ho atteso del tempo, per concludere l’ArgoDiario della fiera del Libro di Iglesias 2023. Ho atteso perché volevo capire fino in fondo, dopo tanto raccontare di quelle quattro giornate d’aprile, quale è il messaggio che lasciano, quale il senso o lo scopo. Ma, soprattutto, se quest’ultimo è stato raggiunto.

Credo che dietro un lavoro di organizzazione come questo ci sia sempre la passione per la parola scritta, quella che ti avvolge, trasmette, ti arricchisce o ti fa crescere. Quella che provoca un risveglio mostrandoti altre vie, o quella che scopre un nervo che fa male. Senza questa passione, questo amore, nessun evento nasce sotto una buona stella sebbene ben organizzato. Tirando le somme, nasce un sorriso: è andata bene anche quest’anno.

Il 25 aprile, ultimo giorno della Fiera, ha raggiunto una profondità da cicatrice grazie a Fabio Stassi, scrittore che ho definito cantastorie, ma prima di raccontarvi di lui devo dire che l’incontro tra Riccardo Cavallero – fondatore di Sem, Società Editrice Milanese nonché pezzo da 90 della Mondadori – e il torinese Rocco Pinto, libraio “coltivatore di cultura”, le case editrici Ischire e Condaghes, si è rivelato illuminante e ci ha aiutato tutti a comprendere non solo alcuni meccanismi dell’editoria ma anche le difficoltà che uno scrittore incontra e cosa c’è dietro una pubblicazione.

Poi, ed eccoci a scendere in quella già citata profondità, al Teatro Electra, il nostro Fabio Stassi dopo aver ricordato Calvino si è raccontato attraverso un monologo che lo ha reso non solo cantastorie ma anche pifferaio magico. Avremmo voluto non smettesse mai di parlare, e la piece teatrale Vrascadù ci ha condotti insieme a lui nel “viaggio di un uomo che torna dove non è mai stato”, ci ha offerto la possibilità di trovare nella lettura la nostra zona di conforto, ci ha invitati a cominciare a frequentare il futuro, a costruire una nostra biblioteca interiore e a non dimenticare che errore dopo errore si arriva sempre da qualche parte.

L’applauso, caro Fabio, era più che meritato: ci hai dato davvero tanto e speriamo di riaverti con noi anche l’anno prossimo, perché di ascoltarti non ci si stanca mai.

A concludere la serata, il Circolo Musicale Verdi con la favola sinfonica “Il gatto con gli stivali”. Avvinti dalla voce narrante, dalle musiche, dalla consapevolezza che di lì a poco noi tutti Argonauti saremmo saliti sul parco a salutare il pubblico e dire addio all’ottava edizione della fiera dal tema Mappe, ha insinuato in tutti noi una prematura nostalgia che ha reso i saluti pubblici, la cena, gli abbracci notturni su una piazza Pichi oramai dormiente, indimenticabili momenti.

Il giorno dopo, entrando in una copisteria di Carbonia, ho vissuto un simpatico “dopo-fiera”: la locandina con il mio viso è affissa alla parete a dimostrare apprezzamento che vivo con soddisfazione: la mia città non mi ha dimenticata!

Argonauti, ci vediamo l’anno prossimo!


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