
Quanta gente si è riversata per le strade della capitale, in questi giorni. Un fiume inarrestabile e tante buste tra le mani, la corsa agli ultimi acquisti prima di prendere posto a tavola. Oscar Wilde disse “A tavola perdonerei chiunque“, ma Cicerone fu ancora più incisivo: “Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi“.
Che cosa è, il Natale? Per molti è oramai una questione commerciale, per altri è rimasta una festività religiosa, per i più è legato alle riunioni familiari e al calore della tavola imbandita, e dunque quando le sedie si svuotano la malinconia strangola levando il respiro. Ma quando tutte le sedie sono occupate sono il tintinnare delle posate o il vociare dei bambini a riempire ogni stanza…
Ho bellissimi ricordi, legati al Natale, e forse questo me lo rende ancor di più un giorno nostalgico, ma è anche vero che si possono mantenere con noi coloro che non ci sono più proprio facendo ciò che amavano: cucinare, addobbare, inpacchettare, brindare, abbracciare, stare insieme.
Ecco: stare insieme. Il Natale in fondo è proprio questo, una occasione per stare con chi ci è caro, o per stare – così come ho letto oggi – proprio dove desideriamo essere.
In questi giorni sono accadute tante cose differenti, belle e meno belle, ma tutte mi hanno regalato spunti di riflessione di uguale importanza. Ma ho ricevuto tanto calore, dolci pensieri, pacchetti inaspettati (grazie Jennifer!), ho curato le mie piante, il mio uomo e i miei amici, e ho anche compreso l’importanza di stabilire netti confini quando necessario, senza per questo provare amarezza.
Le relazioni sociali rappresentano per me da sempre un pilastro fondamentale per vivere appieno ogni cosa e sempre lo saranno: gli altri siamo noi ed è attraverso gli altri che ci conosciamo a fondo e che impariamo a dare per il puro desiderio di farlo, e ricevere mantenendo intatto lo stupore.
Sono grata alla vita per gli innumerevoli doni ricevuti e per i nomi che sempre più numerosi abitano il mio cuore, ecco cosa dirò al Natale ed ecco perché potrei anche non trovare sotto l’albero pacchetti da scartare.
Il mio grazie di oggi 24 dicembre, va a tutti coloro che mi hanno insegnato a restare un po’ bambina perché nel cuore sia sempre festa, in particolar modo i miei genitori che in tempi di privazioni e guerra costruirono aquiloni disastrati in una povertà vera ch’era ricchezza sconfinata.
Non so come sarà il vostro Natale, il tempo che passa forse tante cose modifica, ma spero per tutti voi – che siate soli davanti a una serie tv o con i vostri cari seduti a una tavola imbandita – che possediate nel cuore i vostri personali pacchetti. Perché il tempo non sia solo scandito da trilli di sveglia, scadenze, incombenze, inutili attese o solitudini ammassate in un centro commerciale.
Che ogni singolo giorno sia un pacco da scartare e mai più sia da incartare e riporre il suo contenuto.
Buon Natale
Susanna

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