Susanna Trossero

scrittrice

Tutti in Sardegna con me!

A. Serrenti - S. Trossero, Il pane carasauSiamo pronti a incontrarci? A rivederci o a conoscerci per la prima volta, agli abbracci affettuosi o alle presentazioni con stretta di mano? Alle parole, alle condivisioni, a quel raccontarsi o ai timidi silenzi?

Il mio ottavo libro, scritto a quattro mani con la cara amica autrice Antonella Serrenti, sta vedendo la luce: Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana – Graphe.it edizioni. In questi giorni comincerà il tour tutto sardo a cui vi invito a partecipare, voi che avete la fortuna di vivere in questa meravigliosa isola. Agli altri, ovvero a coloro che vivono oltremare, posso intanto dire che presto cominceranno anche le presentazioni nella penisola, a partire dal Lazio, alle quali spero parteciperete numerosi, come sempre fate.

Con un sincero grazie a tutti coloro che continuano a cibarsi dei miei libri e a farli conoscere, riassumo le tappe sarde:

  • venerdì 26 settembre, ore 17, Capoterra (Ca) – Biblioteca comunale Sergio Atzeni, vico I del Popolo n°2.
  • Sabato 27 settembre, ore 17, Carbonia (Ci) – Biblioteca comunale, via della Vittoria snc.
  • Lunedì 29 settembre, ore 18, S.Antioco CI) Associazione volontariato Auser, piazza Itali, 16.
  • Martedì 30 settembre, ore 18, 30, Muravera(Ca) – La casa dei candelai, via Montis, angolo via Speranza – In caso di maltempo la presentazione si terrà presso la sala Consiliare del comune, in piazza Europa.

Vi aspetto per parlare di antiche tradizioni e per ascoltare i vostri aneddoti o testimonianze di un tempo che speriamo non sia mai dimenticato.

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Che fine fanno le promesse?

Frasi d'amore sui muri

Dove vanno a finire, le promesse scritte sui muri? Quei per sempre giurati alla pietra, alla sabbia, ai banchi di scuola o alle protezioni delle strade, che percorso seguono in realtà? Ogni volta che il mio sguardo ne sfiora uno, l’intera storia prende forma nella mia mente e mi domando se – in coloro che hanno scritto il giuramento – sia rimasta traccia: un ricordo nostalgico, un sospiro di rammarico, una rabbia antica o un malinconico rimpianto…
Ve ne sono davvero di vecchissime, di queste incisioni, con date che rivelano tempi ormai lontani, e chissà quale vita vi sta dietro, quale piega hanno preso i protagonisti di quei trasporti amorosi e romantici.

Mi capita spesso di soffermarmi a leggerle, forse per via della mia natura assetata di storie, e quanto mi piacerebbe intervistarne gli autori, domandar loro che ne è stato di quei grandi sentimenti, e di quanta poca eternità gli sia stata riservata…

“Il mondo scrive nomi sulla riva, li unisce a suo piacimento in un “per sempre” aleatorio. La risacca (della natura e del cuore), li divide o li cancella ogni volta, mutevole d’umore e d’intenzioni.

Cos’è in fondo una promessa? Una verità momentanea dettata da congiunture favorevoli, che raggira la stessa bocca che la pronuncia circuendo chi la ascolta. La promessa non è pegno né impegno, ma speranza che rema contro ogni coerenza in un mare di possibilità. Corroborante, ti rimette in salute; accomodante ti ripaga. Rammenda. Ricompone. Medica e riassesta.

E continua, il mondo, a scrivere nomi sulla riva impreparato ad assolvere la risacca che imperterrita scompone, deforma o trasforma.”

(dal mio Lame e affini, Graphe.it)

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Uno per tutti, tutti per uno

Carbonia

Durante la stesura dell’ultimo libro, un tributo alla mia terra e alla fierezza dei suoi abitanti – Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana (che sarà pubblicato a breve dalla Graphe.it) – la coautrice Antonella Serrenti e io abbiamo intervistato delle attempate signore dell’entroterra sardo, le quali ci hanno raccontato della caratteristica delle piccole comunità nelle quali sono cresciute, ovvero di quella tacita regola che prevedeva solidarietà e condivisione del bello e del brutto.

“Ogni vicinato diventava una vera grande famiglia, gli adulti erano fratelli tra loro e noi bambini crescevamo nell’amore e nel rispetto di valori così radicati che era impossibile concepire di vivere diversamente”

ci ha detto una delle protagoniste del nostro piccolo saggio, raccontandoci anche del significato de “sa parti”:

“Noi stavamo bene, avevamo anche la carne, e ricordo che mio padre ne preparava dei pezzi – in genere una decina – che chiamava sa parti (la parte) e quelli erano destinati ai vicini di casa che non ne avevano. Io ero piccolina, quando portavo loro sa parti tra le mie manine; ero sempre bene accolta e spesso ne ricavavo anche una monetina”.

Uno per tutti, tutti per uno, nessuno era mai solo ci è stato detto.

Mi sono domandata se anche queste unioni indissolubili tra gli abitanti delle stesse comunità, insieme a tradizioni e cultura di un tempo, siano andate perdute negli anni, così come forse è “naturale” che accada, tuttavia in questo periodo ho avuto modo di notare alcune cose che mi hanno profondamente colpita e commossa. La cittadina di provincia nella quale sono cresciuta e vissuta fino a non molti anni fa, è Carbonia, fulcro del Sulcis, territorio dal primato che rattrista: zona più povera d’Italia, così è stato detto più volte anche nei tg nazionali. Dunque Carbonia è in ginocchio e lo sono i suoi abitanti, ma ho scoperto una rete di solidarietà meravigliosa: i volontari della Caritas vedono quotidianamente consistenti offerte di generi alimentari da parte della popolazione destinate ai più provati, alla radio privata del luogo si sentono annunci con elenchi di ciò che occorre, dal passeggino ad altri oggetti necessari alle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, ed ecco che altri – di certo non benestanti – prontamente offrono ciò che hanno. Qualcuno non riesce a pagare una bolletta, ed ecco una catena di solidarietà pronta a racimolare l’importo necessario. Vi è un’edicola in pieno centro, che si occupa di raccogliere oggetti, generi alimentari, piccole offerte in denaro, da ridistribuire alla popolazione. Allora, non tutto è perduto, non i valori, non l’altruismo, non la sensibilità e quel senso di appartenenza ad un popolo fiero. Oggi sono anche io fiera: di far parte di questo territorio duramente provato, di essere la concittadina di questa gente dall’umanità degna d’essere citata e presa ad esempio.

Di questo ed altro parleremo proprio a Carbonia, sabato 27 settembre alle ore 17, nella biblioteca comunale, dove spero di abbracciare molti abitanti della città e dei piccoli centri limitrofi. Sono orgogliosa di tutti voi,

Susanna

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Un’estate da ricordare

Invisibili

Agosto se ne va e ricominciano i progetti, i buoni propositi – quelli del lunedì o del primo dell’anno, per intenderci – le aspettative, l’attesa di quel benedetto miglioramento decisivo, o della svolta che tarda ad arrivare. Ma che ne è stato di questo mese assolato e vacanziero? Vi ha lasciato qualcosa?

Con me è stato buono quasi quanto Babbo Natale: ho respirato aria di Sardegna, riabbracciato i miei cari e gli amici, rivisto conoscenti e incontrato facce nuove, sono stata accolta con ghirlande di fiori (quando mai mi ricapiterà?!?), intervistata dalla tv Canale 40 per raccontare del mio nuovo libro, che mi riporterà in Sardegna a fine settembre per presentarlo in coppia con la coautrice Antonella Serrenti. Qui le tappe delle presentazioni alle quali spero parteciperete numerosi.

Sono anche stata ospitata in un programma di Radio Luna (grazie per l’ospitalità, Manolo Mureddu!) per parlare di scrittura, e mi ha commosso Lisa, radioascoltatrice che ha telefonato durante la pubblicità per parlare di una sua amica molto malata che trovò conforto e distrazione dal suo male leggendo uno dei miei libri… Sono rimasta senza parole, ma tu Lisa – se mi stai leggendo – scrivimi, mi farai felice. Quante emozioni può elargire la scrittura, ancora mi è difficile quantificarlo, ma ogni volta resto sorpresa e senza fiato…

In questi venti giorni volati in pochi minuti, mi sono cibata di prelibatezze e chiacchiere, mi sono rilassata sulle spiagge che mi hanno vista bambina, ma ho anche conosciuto più a fondo i problemi della mia terra grazie al documentario al quale sto collaborando (Suicidi di massa, omicidi di Stato), scoprendo per l’ennesima volta le grandi difficoltà di un popolo fiero ma duramente provato: ho conosciuto i problemi dei pescatori e le difficoltà della piccola pesca, ho avuto l’onore di intervistare un portavoce dei pastori messi in ginocchio da troppe ingiustizie, sono stata all’imbocco della miniera di Monteponi, dove un gruppo di uomini stanchi e disillusi ancora combatte per i diritti negati, chiuso da otto mesi a 200 metri sotto terra, invisibili e dimenticati. E sono stata al presidio davanti alla fabbrica chiusa dell’Alcoa, dove gli operai senza più lavoro né certezze stanno accampati da mesi e mesi, a lottare con grande dignità.

Da tutte queste persone, ognuna alle prese con la propria battaglia, siamo stati accolti con grande gentilezza, trovando disponibilità e apertura; si sono raccontati lasciandoci con l’amaro in bocca, là nel sud della Sardegna, mentre i nostri politici probabilmente passavano il tempo sugli yacht del nord dell’isola, a lasciarsi cullare dal movimento indolente di acque cristalline.

Ebbene, la mia vacanza rilassante si è trasformata – grazie a questi incontri – in viaggio stimolante, in scoperta che arricchisce e fa riflettere, alimentando la voglia e la necessità di altri incontri come questi, che spero avverranno presto.

Nel frattempo continuo ad assaporare l’estate che già volge al termine, qui sulla mia terrazza assolata, mentre vi scrivo e vi ringrazio per tutto il bello che mi date quotidianamente, via mail o su Facebook, continuando a seguirmi e a partecipare ai miei piccoli e grandi progetti.

Bentornati a casa, ovunque siate stati, sull’uscio del vostro appartamento o in giro per il mondo!

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Delitti contro la morale, delitti contro la persona

A. Serrenti - S. Trossero, Il pane carasauOggi riflettevo sulla cronaca, che fin troppo spesso ci affligge con notizie che vedono mariti, ex fidanzati, padri di famiglia, compiere azioni cruente e definitive contro una donna che hanno amato, e con la quale hanno condiviso sentimenti, vita, progetti, sogni. Mi domando spesso come ciò sia possibile e non trovo nessuna risposta, se non una malinconica e dolorosa amarezza.

Desidero regalarvi un brano che mostra una realtà differente, più pulita e per molti inaspettata: fa parte del libro Il pane Carasau – storia e ricette di un’antica tradizione isolana, Graphe.it edizioni, che a breve vedrà la luce e incontrerà tutti voi che da sempre mi seguite…

“A quel tempo erano le donne a gestire buona parte delle questioni familiari, ma ciò avveniva in maniera del tutto naturale e non per questo gli uomini perdevano di importanza o di autorità. La loro figura, all’interno della famiglia, era altrettanto solida e sempre rispettata da tutti i membri, ma le donne ricoprivano più ruoli, questo è certo” ci racconta l’anziana signora.

In tutte le testimonianze raccolte dunque, emerge sempre la stessa realtà: un matriarcato dalle radici profonde e antiche, ancorato alla terra ma mai scomodo all’uomo. È doveroso precisare che il matriarcato di cui parliamo non è mai nato come istituzione, bensì come fatto naturale, poiché la parità tra uomo e donna era insita nello spirito del sardo dell’entroterra; per cultura e necessità, non era contestata, messa in discussione, né era vissuta come sopruso o come limitazione. Sempre a proposito di parità, abbiamo citato nelle pagine precedenti il codice giuridico di Eleonora di Arborea, il quale nel 1300 già contemplava a chiare lettere il rispetto per le donne. Noi abbiamo avuto l’onore di leggere parte di questo antico e raro testo di grande rilevanza giuridica e sociale, e abbiamo scoperto che, per esempio, la donna poteva opporsi ai matrimoni imposti dalla famiglia, e violenza e soprusi venivano puniti severamente – anche con il taglio di un piede o dell’orecchio – e senza alcuna remissione della pena! E pensare che secoli dopo abbiamo dovuto subire un ordinamento giuridico (fino agli anni ’60) che considerava la violenza un «delitto contro la moralità pubblica e il buon costume» e non contro la persona!”

 

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