
Il 21 aprile, ci ha lasciati Papa Francesco, a 88 anni e dopo essersi affacciato per l’ultima volta il giorno precedente – domenica di Pasqua – dalla Loggia delle Benedizioni.
Dalla mia terrazza, ieri notte ho visto la cupola di San Pietro tutta illuminata e devo dire che nel nero del cielo notturno si stagliava in modo imponente e… strano. Mi ci sono quasi incantata, lo ammetto, tanto era suggestiva quella luce nella notte.
Sabato ci saranno i funerali e poi il Pontefice verrà tumulato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, secondo le sue volontà.
Il lutto Nazionale di 5 giorni, la presenza di capi di Stato e reali, le preghiere dei fedeli, poi a porte chiuse si procederà a ciò che darà vita alla fumata bianca: l’elezione di un nuovo Papa. La stufa del 1939, installata nella Cappella Sistina, emetterà anche fumate nere alla fine di ogni sessione di scrutini in cui non vi siano stati voti sufficienti per decretare un successore. Poi, dopo un tempo che non ci è dato di conoscere nel dettaglio prima che accada, una fumata bianca visibile da Piazza San Pietro dirà al mondo che il nuovo Pontefice è stato eletto.
Bergoglio è stato un Papa “diverso” per molti aspetti, ma mi domando quanto la Chiesa abbia realmente la possibilità/volontà di adeguarsi ai cambiamenti liberandosi di tutto ciò che forse aveva un senso nei secoli passati ma che oggi la conoscenza mette in discussione. C’è anche chi dice che adeguarsi ai cambiamenti non è apertura ma complicità, ovvero cambiamento sinonimo di bruttura. E chi mi ricorda che la Chiesa deve fare la Chiesa, non può agire diversamente. Davvero è impossibile? Papa Francesco ha dimostrato in diverse occasioni che uno spiraglio si può aprire, devo ammetterlo.
Avrei tanti cose da dire seguendo questi spunti di riflessione ma il mio post si trasformerebbe in trattato interminabile. E allora dirò solo – da laica quale sono – che il rispetto per l’essere umano e per la sua libertà e autonomia sempre nel rispetto dell’altro, non deve essere imposto dall’alto o regolamentato dalla fede religiosa, non deve escludere ma includere e deve rappresentare un modo di vivere, come tale insegnato dalle famiglie, a casa, a scuola, in ogni luogo di aggregazione compresi naturalmente oratori e luoghi di culto. Il rispetto è ciò che ci fa umani, non Santi, e deve restare intatto anche di fronte alla diversità, alle scelte che non provocano alcun male negli altri, alla libertà di essere chi e cosa vogliamo se ciò non lede la libertà altrui. Ma sembra che tutto questo faccia ancora paura.
Non credo di avere molto altro da aggiungere se non che auguro a chi ha più fede di me nelle istituzioni religiose (aver fede in Dio è ben altro e fa parte dell’intimità dell’uomo) , di trovare nella prossima fumata bianca un Papa che prosegua un percorso di cambiamento ancora da venire ma forse davvero possibile.

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