Susanna Trossero

scrittrice

Il giro del mondo di Matteo

E poi incappi in un libro di cui avevi sentito parlare e che ti eri ripromessa di leggere da tempo. Perché? Perché se anche può essere collocato tra la narrativa di viaggio, è molto più di questo e spinge alla riflessione sulle potenzialità di ognuno di noi se solo ci soffermassimo a guardare chi siamo, di cosa siamo capaci e quanto conta il contatto con gli altri.

Il libro è “Il grande sogno – Il Giro del Mondo senza soldi e senza bagagli”, di Matteo Pennacchi, un viaggiatore nato, dal grande spirito di adattamento e con una propensione naturale all’interazione. Se volete approfondire la conoscenza con l’autore, ecco una bella intervista.

Mi sono addentrata in questo vero e proprio esperimento di comunicazione con quella parte di me che da sempre sostiene che gli altri siamo noi, che è la condivisione a muovere il mondo rendendolo migliore. Ho 62 anni e posso dire di aver incontrato il bello e il brutto dell’animo umano, di essere disgustata dai lati meno nobili e affascinata dal resistente – o forse prepotente – mio credere ancora e sempre nella fratellanza che ad oggi continua a farmi ritenere fortunata: ho conosciuto e conosco persone meravigliose. Questo non fa di me una pazza visionaria, so bene di che cosa è capace l’essere umano e me ne rammarico ogni giorno, ma ogni sera prima di dormire è sulle meravigliose persone che incontro o che mi circondano, a soffermarsi il mio pensiero, altrimenti credo non valga la pena vivere.

Il libro di Matteo, il suo coraggioso esperimento sociale, la sua determinazione, il rispetto per i suoi stessi sogni, mi hanno regalato belle emozioni anche se seduta sul divano di casa (inutile negare che neppure in gioventù avrei avuto il suo stesso coraggio).

Sono riuscito a realizzare un sogno e a provare attraverso le esperienze vissute, che esiste una fratellanza e una compassione tra la gente e che, con un sorriso e molta inventiva, si possono fare grandi cose“, scrive Matteo. E credo abbia ragione.

Gli incontri da lui narrati, la curiosità della gente – anche dei più sospettosi – o la voglia di dare una mano, la filosofia personale del singolo che se condivisa arricchisce e completa, la forza di andare avanti quando è il sogno che guida, i timori che possono assalire nei momenti di sconforto, il saper guardare oltre, la spossatezza fisica e la reattività della mente: c’è tutto un mondo in questo libro, quello interiore dell’autore e quello che ogni viaggio ci offre se sappiamo osservare, ascoltare, creare connessioni.

“Per me viaggiare – dice Matteo Pennacchi – e soprattutto da soli, è il modo ideale per crescere e migliorare se stessi. Un gesto di apertura verso gli altri e di amore verso il mondo. Un atto personale che ha come obiettivo il riallineamento di se stessi verso la vita e porta a essere più completi e positivi”.

Piemme lo pubblicò nel 1999, io ne ho una edizione del 2015 ma su Amazon lo trovate facilmente perché resta una storia di grande attualità. La casa editrice tesdesca Bild-Ullstein ne acquistò i diritti mondiali, fu tradotto in varie lingue e dopo aver visto la luce raggiunse circa 50 mila copie vendute!

Mi piacerebbe sapere che cosa direbbe oggi il Matteo Pennacchi uomo e padre, a quel Matteo ragazzo che intraprese con un marsupio e i sogni intatti un viaggio/sfida capace di trasformare l’altruismo da semplice utopistica parola in spinta che muove il mondo, passo dopo passo, scoprendo che in ogni paese, in ogni territorio, vi sono pezzi delle nostre radici e del nostro essere più profondo.

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Io parlo con il mare

A volte è come se mi svuotassi di ogni pensiero, spunto di riflessione, necessità/desiderio di comunicare qualcosa o incapacità di trovare in me gli argomenti per farlo. I giorni passano dietro incombenze varie, un po’ di abulia, propensione all’inconcludenza, fino a che il calendario ti dice che di tempo ne sta passando troppo ed è arrivato il momento di uscire dal guscio. Gioca a sfavore l’ondata di caldo – banalità, lo so – ma è facile sentirsi come una sala d’aspetto vuota: quelle sedie dapprima occupate da tante storie ora fanno parte di una anonima stanza vuota di volti e di pensieri e a guardarsi attorno vien voglia di andare a dormire.

Il fruscio del ventilatore oggi mi ha ricordato quello degli alberi mossi dalla brezza marina: un riparo pomeridiano dalla calura, aghi di pino caduti, un buon libro, il sale addosso. L’estate mi ricorda la mia natura isolana e la necessità di stare in spiaggia il più possibile ma non tra la folla. Io parlo, con il mare.

Parlo con la risacca, con i cormorani, con i piccoli pescetti che vengono a riva a solleticare i piedi, con le piccole patelle dalla conchiglia conica aderenti alle rocce… E ascolto il vento, vivo il contatto con la sabbia che massaggia, mi lascio andare al sole e rinasco al tramonto, quando l’acqua si fa specchio, tutto si ferma e i colori prendono possesso dell’anima.

Soltanto quando mi lascio abbracciare dal mio elemento naturale sono in grado di sentirmi parte di qualcosa di grande e in pace. Più il luogo è solitario, più posso sentirmi bene con me stessa e con la vita che abito, è sempre stato così, fin da giovanissima e ancor prima, da bambina. Nessun sogno, nessun progetto, nessun desiderio: io e l’azzurro, io e il calore, io e la consistenza della sabbia bianca sotto il passo veloce per non scottarsi. Niente da inseguire o da raggiungere quando chiudo gli occhi e recupero il silenzio interiore, quello stesso silenzio che a dieci anni mi faceva scrivere poesie seduta sulla riva mentre altri ragazzini giocavano non molto lontano additandomi come una “strana”.

“Sempre camminerò per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell’onda. L’alta marea cancellerà l’impronta e al vento svanirà la schiuma. Ma sempre spiaggia e mare rimarranno”.
(Khalil Gibran)

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ArgoDiario, pagina 13

Ho atteso del tempo, per concludere l’ArgoDiario della fiera del Libro di Iglesias 2023. Ho atteso perché volevo capire fino in fondo, dopo tanto raccontare di quelle quattro giornate d’aprile, quale è il messaggio che lasciano, quale il senso o lo scopo. Ma, soprattutto, se quest’ultimo è stato raggiunto.

Credo che dietro un lavoro di organizzazione come questo ci sia sempre la passione per la parola scritta, quella che ti avvolge, trasmette, ti arricchisce o ti fa crescere. Quella che provoca un risveglio mostrandoti altre vie, o quella che scopre un nervo che fa male. Senza questa passione, questo amore, nessun evento nasce sotto una buona stella sebbene ben organizzato. Tirando le somme, nasce un sorriso: è andata bene anche quest’anno.

Il 25 aprile, ultimo giorno della Fiera, ha raggiunto una profondità da cicatrice grazie a Fabio Stassi, scrittore che ho definito cantastorie, ma prima di raccontarvi di lui devo dire che l’incontro tra Riccardo Cavallero – fondatore di Sem, Società Editrice Milanese nonché pezzo da 90 della Mondadori – e il torinese Rocco Pinto, libraio “coltivatore di cultura”, le case editrici Ischire e Condaghes, si è rivelato illuminante e ci ha aiutato tutti a comprendere non solo alcuni meccanismi dell’editoria ma anche le difficoltà che uno scrittore incontra e cosa c’è dietro una pubblicazione.

Poi, ed eccoci a scendere in quella già citata profondità, al Teatro Electra, il nostro Fabio Stassi dopo aver ricordato Calvino si è raccontato attraverso un monologo che lo ha reso non solo cantastorie ma anche pifferaio magico. Avremmo voluto non smettesse mai di parlare, e la piece teatrale Vrascadù ci ha condotti insieme a lui nel “viaggio di un uomo che torna dove non è mai stato”, ci ha offerto la possibilità di trovare nella lettura la nostra zona di conforto, ci ha invitati a cominciare a frequentare il futuro, a costruire una nostra biblioteca interiore e a non dimenticare che errore dopo errore si arriva sempre da qualche parte.

L’applauso, caro Fabio, era più che meritato: ci hai dato davvero tanto e speriamo di riaverti con noi anche l’anno prossimo, perché di ascoltarti non ci si stanca mai.

A concludere la serata, il Circolo Musicale Verdi con la favola sinfonica “Il gatto con gli stivali”. Avvinti dalla voce narrante, dalle musiche, dalla consapevolezza che di lì a poco noi tutti Argonauti saremmo saliti sul parco a salutare il pubblico e dire addio all’ottava edizione della fiera dal tema Mappe, ha insinuato in tutti noi una prematura nostalgia che ha reso i saluti pubblici, la cena, gli abbracci notturni su una piazza Pichi oramai dormiente, indimenticabili momenti.

Il giorno dopo, entrando in una copisteria di Carbonia, ho vissuto un simpatico “dopo-fiera”: la locandina con il mio viso è affissa alla parete a dimostrare apprezzamento che vivo con soddisfazione: la mia città non mi ha dimenticata!

Argonauti, ci vediamo l’anno prossimo!

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Benvenuta Edea ETS: volete farne parte?

Una nuova importante Associazione Culturale, ha visto la luce di recente: la neo-nata Edea ETS si fa portavoce di crescita culturale, condivisione, divulgazione di passioni, arte e appunto cultura ma all’insegna del rapporto umano. Finalizzata a sensibilizzare, organizzare e realizzare attività di formazione della persona, Edea ETS offre una bellissima varietà di proposte per tutte le età, abbracciando il benessere della mente ma anche del corpo!

Una Associazione di questo tipo, può facilmente essere riassunta con le parole dell’irlandese George Bernard Shaw:

Se tu hai una mela e io ho una mela e ci scambiamo le nostre mele allora tu ed io avremo ancora una mela a testa. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo queste idee; allora ciascuno di noi avrà due idee.
La bellezza di una condivisione sta proprio in questo, ovvero chi desidera scoprire o approfondire qualcosa incontra chi lo aiuta a farlo, ma chi insegna ha tanto da imparare anche da coloro che gli si affidano.

Nella locandina che vi mostro all’inizio del post, potete verificare subito quante bellissime offerte vi siano in questo progetto, dai corsi di lingue allo Yoga, musica, arte, moda, fotografia, letteratura, e tanto tanto altro di cui avrò modo di parlarvi nel dettaglio perché stiamo organizzando il programma completo. Tutto partirà a settembre, le modalità dei corsi offerti sono studiate in modo tale che possiate trovare ciò che più vi è comodo: in presenza, on line, in sede o fuori sede, composti di pochi incontri o della durata di circa 9 mesi, insomma ce n’é per tutti! Per accedervi, occorre associarsi a Edea con una quota annua di soli 10 euro, ed ogni offerta ha prezzi differenti e anche qui vi sarà facile trovare ciò che più viene incontro alle vostre esigenze, pensate che si partirà addirittura da 15 euro.

Desidero dire subito a tutti voi che mi seguite da ogni regione d’Italia e non solo, che mi dedicherò per Edea ETS a corsi di scrittura on line lunghi e brevi, a seminari, minicorsi e masterclass e dunque anche chi è fisicamente lontano potrà partecipare comodamente da casa sua. Come già detto, stiamo definendo i programmi, i docenti sono tanti perché altrettante sono le proposte, ma come coordinatrice dell’area letteratura vi invito a contattarmi via mail ( susy.trossero@gmail.com ) per avere già qualche informazione su tutto ciò che sto e stiamo organizzando per voi riguardo alla scrittura.

Nel frattempo visitate la pagina fb Edea Armonia Corsi per cominciare a farvi un’idea e ricordate: l’Associazione abbraccia e accoglie persone di ogni età e tante sono le proposte anche per i ragazzi.

A presto con altre informazioni, seguiteci qui!

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La quinta stagione: quante storie dietro una storia

Oggi vi voglio raccontare una storia a cui voglio molto bene, una storia di passioni condivise, di alleanze divenute amicizia, di “lavoro” trasformatosi in piacere che resta nel cuore per sempre.

Qualche anno fa, una mia classe di scrittura narrativa o almeno parte di essa, si è cimentata in un progetto molto impegnativo: scrivere un romanzo a più mani. Inizialmente il gruppo era più folto, ma l’impegno si è rivelato considerevole e così come è normale che sia, qualcuno ha deciso di sottrarsi all’iniziativa e c’è anche chi lo ha fatto lasciando però traccia di sé nel romanzo, con l’apporto di personaggi che hanno proseguito il cammino senza i loro creatori. Paola, Ilaria, Tiziana, la vostra voce è ancora – e sempre sarà – udibile all’interno de La quinta stagione, romanzo corale scritto da Susanna Dempe. Il cognome nasce dall’insieme delle iniziali dei nomi degli allievi – adesso romanzieri a tutti gli effetti – Damiano, Elda, Marina, Patrizia, Emanuela, che hanno portato avanti con coraggio e grande volontà la stesura fino alla conclusione.

Susanna invece è l’omaggio lusinghiero e graditissimo che hanno voluto fare alla sottoscritta, loro insegnante in quella piccola aula di Ostia in cui tutto è nato e proseguito negli incontri settimanali della durata di 9 mesi, per ben tre anni, sotto l’ala protettrice della Fo.Ri.Fo.

Il romanzo, – di cui potrete leggere la trama cliccando sulle paroline evidenziate in blu in questo post – è denso di colpi di scena, il ritmo non manca e i personaggi sono ben delineati nella loro psicologia e negli aspetti caratteriali. Spero lo accoglierete tra le vostre letture perché soltanto voi lettori avete il potere di trasformare un affiatato gruppo di appassionati di scrittura per lo più pensionati in 5 veri autori che sperano di divertirvi, commuovervi, avvincervi almeno quanto loro si sono divertiti, commossi e avvinti durante la stesura e ancor più durante la laboriosa correzione perché assumesse le migliori sembianze.

Sono orgogliosa di loro, e onorata di averli seguiti fino a questo traguardo che unirà per sempre i loro nomi, nel ricordo di quei pomeriggi in cui fuori dalla finestra scorrevano le quattro stagioni ignare del fatto che la quinta la stavano creando loro con grande determinazione.

Tante cose accadono in un corso di scrittura. Si cercano le parole, nascono le pagine, si condividono spazi e idee. Ma, miei cari Dempe, ciò che io ho visto e vissuto con voi va ben oltre e si chiama Amicizia. Quella che ho visto svilupparsi tra voi e quella che a voi mi lega.

Forza lettori, è un formato Kindle dal costo irrisorio di 3 euro ma dal valore inestimabile, perché al di là di gusti personali in fatto di generi e letture, dentro La Quinta Stagione c’è la bellissima storia di un corso di scrittura che ha insegnato molto anche a me: mi chiamavano La Maestra, ma sono stati maestri nel condurmi nel loro fantasioso mondo di personaggi che all’interno di una casa di riposo ne combinano davvero di tutti i colori, emozionando ma spesso anche rallegrando chi avrà la fortuna di conoscerli.

Miei cari Narratori Seriali, avete davvero fatto un bel lavoro!

Vostra Susanna

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