
Ieri pomeriggio – martedì 13 ottobre – sono stata in una bellissima libreria romana che si chiama Spazio 7, in via dei Barbieri 7, proprio a un tiro di schioppo da Largo Argentina. Già di per sé la libreria vale la pena per la sua bellezza – gli affreschi sui soffitti, la gatta che dormicchia alla cassa totalmente a suo agio, l’ampiezza dell’esposizione, e poi i librai gentilissimi e competenti nonché i tanti eventi proposti – ma io ieri ci sono stata per il piacere di riascoltare due autori che apprezzo e stimo: Fabio Stassi e Antonio Manzini, ospiti in libreria per la presentazione della raccolta di racconti “Quando Pinocchio non c’era”, Sellerio Editore Palermo.
L’opera collettiva è stata ideata e curata da Antonio Manzini, attore, scrittore, sceneggiatore. Tutti conosciamo una delle sue creature, il vicequestore Rocco Schiavone interpretato nella serie Rai da Marco Giallini, ma tante altre ancora sono le sue idee vincenti apprezzate da ognuno di noi. In questo caso, tutto nasce da una domanda che lo stesso Manzini si pone: chi erano i personaggi che popolano la fiaba di Pinocchio prima che il ciocco di legno facesse la sua comparsa? Che facevano? Cosa sognavano, inseguivano, pensavano?
Avvincente, sentir parlare ieri di quanto le fiabe ci abbiano insegnato a dare un nome alle emozioni, a parteggiare per qualcuno o a temere i cattivi, a provare odio o amore, solidarietà o tutti quei sentimenti e reazioni che durante l’infanzia assumono connotati concreti, proprio grazie ai protagonisti delle favole, appunto.
E Fabio Stassi – paroliere e scrittore tradotto, riconosciuto e pluripremiato (Scerbanenco, Campiello, e altri), ci ha ricordato che in fondo, con i personaggi delle fiabe noi tutti siamo imparentati, ci hanno lasciato qualcosa dentro, ne siamo o siamo stati legati a filo doppio e ci sono stati accanto mentre sognavamo, immaginavamo, lavoravamo di fantasia e imparavamo a vivere. Ci hanno… accompagnati.
Assorbire quella vena profonda e quasi malinconica che avvolge la scrittura di Fabio Stassi e che mi ha colpita fin da quando ci siamo conosciuti e l’ho sentito per la prima volta parlare di letteratura, è stato un piacere che si rinnova. E tutti noi presenti abbiamo ascoltato rapiti anche la maniera ironica seppur profonda di spiegare di Antonio Manzini come questo libro ha visto la luce: abbiamo riso di gusto ma anche riflettuto molto e non solo su Pinocchio.
Abbiamo apprezzato anche la scioltezza e l’acume della relatrice Florinda Fiamma, giornalista culturale, la quale ha reso ancor più vivace e interessante l’incontro in libreria che, personalmente, avrei voluto durasse ancora di più.
Le storie di questa antologia sono 8, e i personaggi che le abitano credevamo di conoscerli bene ma in realtà ci appaiono finalmente più completi, e non importa se si tratta di fantasie folli di un collettivo di coraggiosi scrittori – rimaneggiare le creature di Collodi richiede coraggio e follia insieme – ma importa che facendolo rimaneggiano anche l’intimo di noi lettori, perché non solo ci riportano indietro nel tempo, ma in quell’oggi che ci vede adulti ci invitano a continuare a fantasticare, a commuoverci o a ridere. A pensare con ancora vivo in noi il bambino che eravamo.
Gli altri autori – oltre a Manzini e Stassi – sono Gessica Franco Cavellero, Maurizio Maggiani, Beatrice Masini, Melania Mazzucco, Valeria Parrella, Remo Rapino, che saranno pure folli perché hanno accettato la strana idea di Manzini, ma sono anche penne pluripremiate che tanto in questi anni ci hanno regalato. Ottima scelta, dunque!
Per ora li ringrazio tutti, e sul libro “Quando Pinocchio non c’era” non vi dico altro perché ho appena cominciato a leggerlo, ma presto vi farò sapere.
Intanto, ho buoni motivi per esser grata del pomeriggio di ieri: ho conosciuto una superba libreria della Capitale, mi hanno accompagnata due cari amici e frequentatori dei miei incontri di scrittura, ho riabbracciato con grande piacere Fabio Stassi, ho riso dell’ironia intelligente e coinvolgente di Antonio Manzini, e da ieri ho un nuovo bello scrigno di storie da leggere sul mio comodino. Impossibile non esser grati.
P.S. A proposito di folli… All’età di 8 anni, ho preso una penna rossa e ho cominciato a correggere un libro illustrato di Pinocchio sostituendo alcune parole che trovavo difficili con termini più semplici, a mio parere. Mio padre non era inorridito, anzi, lo ricordo compiaciuto. Il perché l’ho capito quando ho cominciato a scrivere.
Grazie Collodi e… Grazie Papà!

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