Susanna Trossero

scrittrice

Siete vittime o artefici della noia?

on 2 Maggio 2020

Adesso sì, sono un po’ ansiosa. Lo dico in tutta sincerità: la fase 2 mi spaventa. Lo stomaco si contrae, la domanda serpeggia come un brivido: siamo pronti a una seppur parziale riapertura? Possiamo contare sul buon senso? E se, e se, e se…

Mi pare troppo presto, il Covid-19 non è stato debellato né vinto, ma ne comprendo le ragioni e mi adeguo. Questioni pratiche, economiche, lavorative, non sono da sottovalutare. Ma… la salute? Il gatto che si morde la coda.

Non sono riuscita a dirvi molto, in questo mese di aprile, il tempo scorreva scandito dai numeri dei contagiati, dei morti, e per fortuna dei guariti; amici che si sono ammalati hanno reso le notti più lunghe, la realtà ha regalato impotenza e si è fatta attesa, ma anche su quel fronte è andato tutto bene. Non fosse che per questa inquietudine costante, la mia reclusione non è stata faticosa. Ho sentito molti dire che a casa diventano matti, che la noia li distrugge, e proprio sulla parola noia ho riflettuto molto. Non ho un ricordo che mi associ – a qualunque età – alla noia.

Nel vocabolario la si definisce come “uno stato psicologico di demotivazione, temporanea o duratura, nata dall’assenza di azione, dall’ozio. Crea malessere, disagio, invincibile fastidio.”

Ebbene, credo che nessuno mi abbia mai sentito dire “mi sto annoiando”, in momenti in cui non avevo nulla da fare. Non sono una persona che deve a tutti i costi riempire le sue giornate, le ore, il tempo, di qualcosa. Forse perché ritengo che di qualcosa il tempo sia già pieno anche quando non sembrerebbe. Un fruscio, il pensiero che vaga, un volo della fantasia, l’affacciarsi di un ricordo o il silenzio. Sì, semplicemente il silenzio, da ascoltare.

Sono una figlia unica che non si è mai sentita sola né annoiata. In realtà, posso annoiarmi mentre faccio qualcosa o sto con qualcuno, piuttosto che in assenza di cose da fare o in piena solitudine. Mi piace ritagliarmi dei momenti di raccoglimento, uno spazio in cui il privato ha voce in capitolo in quel nulla da fare che si riempie di piccoli piaceri. Tutto ciò è ben lontano dalla noia intesa come stato di insoddisfazione…

Secondo Leopardi, “La noia non è altro che il desiderio puro della felicità non soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere”.

Invece Charles Bucowski, un po’ più cattivello nei suoi giudizi, sosteneva che “solo le persone noiose si annoiano”.

E, Marcel Proust, ha detto che “La noia è uno dei mali meno gravi che abbiamo da sopportare”.

Chi spinge a guardarsi dentro è il punto di vista di Socrate, che ipotizza il fatto che quando siamo soli con noi stessi, ci annoiamo perché siamo proprio la compagnia con la quale non non vorremmo passare il tempo…

Per voi che mi leggete, che cosa è la noia? La temete? La scacciate infastiditi? La considerate sentimento da rivalutare o da temere in quanto assenza di desideri da soddisfare?

Vi aspetto, come sempre,

Susanna


2 Responses to “Siete vittime o artefici della noia?”

  1. Damiano ha detto:

    Vorrei aiutarti ma non so proprio come fare. Per quanto ci pensi e ripensi non mi sovviene alcun ricordo di momenti di noia. Momenti belli, brutti, calmi, nervosi, dolci, amari, quieti, irrequieti, allegri, tristi, affollati, solitari, piatti, tempestosi, sopra e sotto le onde della vita ma, a mio ricordo, noiosi no. Mi sono perso qualcosa?

  2. Susanna Trossero ha detto:

    Carissimo Damiano, perso proprio no, scherzi? Quando, nel tuo breve elenco, citi momenti di quiete, eccoli là: per taluni si chiamano noia, io li trovo estremamente avvolgenti e piacevoli, necessari come il silenzio, o il niente che niente non è mai.

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