Susanna Trossero

scrittrice

Un ragazzino di talento

Le giornate si sono allungate e di pari passo si è accorciata la mia autonomia in materia di concentrazione. Mi succede ogni anno: mentre tante creaturine si svegliano, io dormirei per tutto maggio.

Invece resisto, scrivo e porto avanti progetti, tento di realizzare sogni – che per fortuna non mancano mai – e leggo tantissimo. Questi giorni ho terminato il romanzo breve “Il diavolo in corpo” di Raymond Radiguet e ne sono rimasta incantata!

Non conoscevo la storia di questo autore, morto nel 1923 a soli 20 anni di febbre tifoidea. Una vita breve della quale pareva intuire la fine, Raymond, poiché bruciò le tappe su vari fronti, considerato anche il fatto che questo romanzo è in parte autobiografico. Ma ciò che mi colpisce, è un talento così precoce, che si manifesta non soltanto nello stile di queste pagine bensì anche in ciò che sta alla base della storia che narrano. Il ragazzo, a soli 17, 18 anni, scrive di rapporti di coppia, di matrimonio, di profonde alleanze o incapacità di instaurarne, con cognizione di causa e usando frasi che potrebbero diventare aforismi, tanto sono ora profonde ora ciniche ora… adulte.

Sono rimasta folgorata dalla passione, dai meccanismi di possesso e brutale gelosia conosciuti ai più e di solito ingentiliti, giustificati o mai del tutto ammessi, che il ragazzo ancora ben lontano dall’essere un uomo, vive e spiega con estrema e scomoda lucidità, ma anche con evidente cognizione di causa.

Questo libro mi fa riflettere sul fatto che non c’è una vera età in ambito artistico, per manifestare capacità, talento, abilità. La capacità di trovare le parole giuste è una dote, certo, ma in questo caso è supportata da adulta esperienza, ecco ciò che emerge da “Il diavolo in corpo”, romanzo scritto da un ragazzino.

Considero questo romanzo, una confessione spietata.

C’è di che restarne ammirati.

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Invecchiare in due

invecchiare in 2

“Abbiamo preso a camminare, dacché la primavera ha bussato alla finestra; camminiamo e ci raccontiamo, tu con umiltà, io tralasciando i “dettagli”che minerebbero i nostri muri portanti in modo più efficace e dannoso dei colpi da te sferrati in passato.

I tuoi aforismi e i miei pensieri, esternati tra glicini e pervinche, saranno raccolti nella memoria, riordinati e spillati perché niente vada perduto.

Cos’è la memoria? Una polverosa biblioteca non sempre piacevole da consultare, in cui a volte si smarriscono importanti volumi…

La visito e vi trovo le mani callose di mio padre, quello strano suono prodotto dallo sfregarle contro il suo stesso viso, con una barba ispida eternamente in crescita.

Il trillo della sveglia al mattino, il profumo di caffè o del rossetto di mia madre che spesso assaggiai…

Sfoglio i volumi disordinatamente, mi guardo sbocciare in quelle pagine, fiorire e, mano a mano, sfiorire.

E la memoria trascura gli aspetti marginali del vivere, dimentica tasselli, necessita di manutenzione, ma le mutilazioni no, non le scorda mai.

Tuttavia, calpestando insieme le verdi foglioline di prati incolti, io e te ricordiamo solo ciò che più ci aggrada, ritornando puri come l’acqua di fonte, semplicemente, innamorati. E vecchi.

Quanta fatica per arrivare fino a qui, non è vero amore mio?”

da Adele, di Susanna Trossero e Francesco Tassiello, Graphe.it edizioni

 

 

 

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