Susanna Trossero

scrittrice

“Il pane carasau” a Sant’Antioco (CI)

Oggi il libro Il pane carasau se ne va a Sant’Antioco (CI) insieme ad Antonella Serrenti: non mancate, mi raccomando!

Il pane carasau a Sant'Antioco (CI)

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“Il pane carasau” a Iglesias

Oggi vi aspetto a Iglesias, con Antonella Serrenti: ci vediamo?

Il pane carasau - presentazione a Iglesias

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Quando tutto profuma di pane

Il pane carasau dalla parrucchieraChe bel fine settimana, quello appena passato! Due incontri originali che mi hanno colpito molto nella loro diversità: parlo delle due presentazioni del libro Il pane carasau, per le quali la coautrice Antonella Serrenti ha preso un aereo per Roma, portando con sé una valigia carica di entusiasmo. La prima, sabato 22, ci ha viste chiacchierare di tradizioni sarde con le clienti della parruccheria A & F Hair Style, ed è stato un piacere constatare che tra una spazzolata e un colpo di lacca, ogni donna presente aveva voglia di conoscere la storia di questo antico pane sardo. Attendiamo con curiosità gli esiti degli esperimenti culinari che qualche signora ha promesso di fare utilizzando le nostre ricette. Un grazie di cuore alle care Francesca e Alessia che ci hanno ospitate.

Domenica 24 invece, di buon mattino ci siamo messe in viaggio per l’Umbria raggiungendo il ristorante L’Alberata, a Collepepe, proprio alle porte di Perugia: un luogo suggestivo reso ancor più bello dalla nebbia e dalle foglie cadute e ricoperte di brina. Là, abbiamo ritrovato la Graphe.it e conosciuto la proprietaria del ristorante, la signora Silvana , la quale ci ha accolte con grande calore. Il nostro relatore era Antonio Manunta, etnobotanico sardo, fonte inesauribile di aneddoti nonché grande conoscitore della cultura isolana, e ci ha affiancate e supportate il caro Natale Fioretto, direttore scientifico della casa editrice, a cui abbiamo affettuosamente conferito la “cittadinanza sarda”. Al termine della presentazione, durante la quale abbiamo anche conversato con un pubblico coinvolto e curioso, è stato servito un delizioso pranzo, il cui protagonista era naturalmente il pane carasau: come antipasto piccoli cestini di carasau ad accompagnare vari gustosissimi paté, poi ravioloni di pane carasau ripieni di ricotta e spinaci e affogati in un brodo di carne; come secondo, uno spezzatino di grasso e magro di maiale su base di pane carasau biscottato accompagnato da purea di patate, e – per finire in bellezza – tortina di sfoglie di pane carasau al ripieno di crema e cioccolato, con scorzetta d’arancia caramellata. La signora Silvana, basandosi sui consigli culinari del nostro libro ha creato questi deliziosi accostamenti, e ha anche offerto una versione vegetariana del menù, per accontentare ogni palato. Vi è venuta fame? Beh, non potendo condividere con voi i profumi e i sapori di quella cucina, vi invito a visitare la pagina Facebook  della Graphe.it per vedere le foto di quei piatti.

E adesso ci si prepara per altri incontri nell’attesa di un Natale sempre più vicino all’estate; tutto corre via velocemente, ma restano impressi per sempre i volti incontrati, gli abbracci ricevuti, e quella deliziosa accoglienza profumata di pane che sempre ci viene riservata.

Vi lascio con le parole di Grazia Deledda, lette in pubblico da un’Antonella Serrenti fiera e commossa:

“Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
Noi siamo sardi.”

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Il pane carasau dalla parrucchiera

Il pane carasau dalla parrucchiera

Tra un pettinata e una sforbiciata quattro chiacchiere fra amiche con Antonella Serrenti e Susanna Trossero autrici del libro Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana.

Sabato, 22 novembre 2014 presso A&F Hair Stylist, via Telese 25 Roma a partire dalle ore 15,30

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Quando la passione incontra la passione

editoria

Miei cari amici, oggi vorrei condividere una riflessione con voi che amate leggere ma soprattutto con chi ama scrivere. L’uscita del libro Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana edito dalla Graphe.it e scritto a quattro mani da me e dalla cara Antonella Serrenti, ha rappresentato il mio ottavo libro pubblicato. In concomitanza con questo ennesimo traguardo, ho notato molto interesse sull’argomento “editoria a pagamento”, ovvero all’improvviso in molti mi hanno domandato se è vero che io non pago gli editori per pubblicare i miei libri. Mi è stato chiesto con tono scettico, e il mio “no” continua a lasciare tutti stupiti e dubbiosi. Vorrei premettere che non ho niente da dire su chi si avvale delle case editrici a pagamento, se non che si tratta di una libera scelta del tutto rispettabile, ma devo contestare chi insiste nel dire che oramai l’editoria è questa.

L’editoria è tante cose: è crisi ma è anche volontà, può essere grande passione o trasformarsi in una mera questione di denaro. L’editoria a pagamento non è solo da demonizzare: è fatta anche di persone oneste e chiare, che non riescono a sostenere le spese e chiedono agli autori dei contributi, compiendo una selezione fra i manoscritti inviati e apportando le opportune modifiche per migliorarli. Ma è anche fatta di imprenditori scaltri pronti a pubblicare qualunque cosa purché l’autore metta mano al portafogli, fungendo da semplici tipografi (i quali ovviamente neppure leggono ciò che confezionano). Molti sono purtroppo coloro che si affidano a questi ultimi, i numeri ce lo raccontano, e spendono cifre consistenti in cambio di un nome in copertina. Perché? Ego? Vanità? Perché appare più semplice prendere una scorciatoia? Neppure su questo intendo discutere: scelte, si chiamano. Ma non mi appartengono.

Scrivere ha sempre fatto parte di me, del mio essere, della mia essenza, e non ho un ricordo che non mi veda con una penna in mano. Quando ho cominciato a pensare di farmi leggere, sebbene già in possesso di una buona tecnica, mi sono dedicata alla cura di ciò che scrivevo; corsi, laboratori, concorsi letterari per avere dei giudizi o delle critiche, e nella mia libreria si sono moltiplicati i manuali di scrittura. Sempre pronta ad accettare consigli, non manca sul mio scrittoio un dizionario dei sinonimi e contrari, l’enciclopedia della scrittura, un buon libro di grammatica. Credetemi, non si finisce mai di imparare e gli errori – fosse anche per distrazione – sono sempre in agguato, pronti a farsi beffe di noi. Tuttavia, in coscienza seppur non offrendo garanzie, posso dire di fare del mio meglio per evitarli.

Lavoro oramai da anni con la Graphe.it di Perugia, una casa editrice onesta e attenta che investe sui suoi autori, che offre tutto ciò che può offrire – in termini pratici e umani – e che si confronta non senza difficoltà con un mercato difficile, spesso poco limpido. E mi sento fortunata di farne parte . Ad oggi, l’ultimo nato (Il pane carasau. storia e ricette di un’antica tradizione isolana) è stato accolto da tutte le librerie Feltrinelli e Mondadori, citato nella rubrica Eat Parade del Tg 2, e il mio precedente romanzo Adele – per esempio – è stato ben recensito dall’Almanacco della scienza del Centro Nazionale di Ricerca; inoltre tante sono le gratificazioni che i miei lettori in questi anni mi hanno elargito! Ma so anche che ho saputo aspettare, poiché non era la vanità a spingermi bensì l’amore per la scrittura, il desiderio di essere apprezzata per ciò che creavo. Non avrei mai pagato nessuno per ottenere questo perché non ne avrei tratto alcuna soddisfazione. Scelte personali, desideri del tutto individuali. Ma per tutto ciò vi chiedo di non storcere il naso quando rispondo che ho trovato una casa editrice che investe sui suoi autori, senza cercare scorciatoie per affrettare i tempi: io di tempo ne avevo, la mia passione sognava di incontrare altrettanta passione, e ho scoperto che l’editoria è anche questo, nonostante tutto.

Sappiate che esiste un sito che elenca gli editori che non chiedono contributi all’autore e sono più di mille: più di mille che investono sui loro autori, e tra questi tanti di certo si preoccupano della qualità a discapito della quantità, immettendo sul mercato pochi titoli rispetto alla valanga a cui ci siamo abituati.  Contattarli non significa pubblicare né significa fare solo incontri fortunati, significa semplicemente tentare, mettersi in gioco lasciando in tasca il portafogli. Credetemi, ne vale la pena.

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