Susanna Trossero

scrittrice

Il pane carasau dalla parrucchiera

Il pane carasau dalla parrucchiera

Tra un pettinata e una sforbiciata quattro chiacchiere fra amiche con Antonella Serrenti e Susanna Trossero autrici del libro Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana.

Sabato, 22 novembre 2014 presso A&F Hair Stylist, via Telese 25 Roma a partire dalle ore 15,30

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La sorte del grano

A Nettuno con il pane carasau

Ebbene, nonostante la tempesta in corso ieri alle 18 a Nettuno, la presentazione del libro Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana si è svolta grazie agli amici temerari dell’Associazione Culturale Tempo Meccanico; Renzo Ridolfi in testa – presidente dell’associazione – hanno sfidato le intemperie per una piacevole chiacchierata sulle tradizioni sarde e per una degustazione di pane carasau accompagnato dal vino Cannonau, in grado di riscaldare gli animi! Il mio grazie oggi va a tutti loro, ai soci, a Renzo e alla sua simpaticissima moglie, per l’ospitalità sempre così calorosa e per l’amicizia dimostrata.

È sempre un piacere per me condividere con i lettori il mio scrivere, soprattutto quando una presentazione si arricchisce con le domande o i punti di vista dei presenti; inoltre è mio desiderio – con questo libro così differente rispetto agli altri da me pubblicati – raccontare di una Sardegna per molti sconosciuta ma affascinante da scoprire attraverso “su pani fattu in domu” ( il pane fatto in casa), quello che racconta storie infinite, che sopravvive a più di una stagione e che prima ancora di esistere è parte di un’idea impregnata di sacralità, comunione e fratellanza.

Oggi vi lascio con una frase citata nel libro, ma che appartiene al grande Salvatore Cambosu, figlio di uno zio materno della scrittrice Grazia Deledda. La frase e la sua traduzione, sono presenti nella raccolta “Miele Amaro”, scritta nel 1954:

“Ti facan che ass’orzu
mancu a su peius nemigu lu nès.”

La traduzione esatta è: “Ti tocchi la sorte dell’orzo/ neanche al peggior nemico lo augurare”, il cui senso è più esteso e comprensibile in questo passaggio:

“Non augurare mai a nessuno la sorte dell’orzo. Non dico di quella che gli tocca come biada alle bestie, ma di quell’altra che consiste in tanti maltrattamenti, uno dietro l’altro, e di altrettante torture, perché diventi pane.”

Dunque, se avete un nemico che vi rende la vita difficile, non occorre che cerchiate troppo lontano qualcosa di terribile da augurargli nei momenti di rabbia: sarà sufficiente pensare al povero orzo, che tutto subisce per mano di un destino a cui mai potrà sottrarsi…

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Nettuno si profuma di pane carasau

Il pane carasau

Terminato il tour sardo, cominciano gli incontri con gli amici del “continente”, i quali stanno acquistando con entusiasmo il libro Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana, edito dalla Graphe.it di Perugia e scritto a quattro mani con la cara amica e collega Antonella Serrenti.

Il piccolo saggio, nato il 26 settembre scorso con il desiderio di far conoscere una Sardegna differente, è stato ben accolto dalle librerie Feltrinelli e Mondadori, inserito nella heat parade del Tg2 e già ben recensito, dunque Antonella ed io non possiamo che esserne molto felici: quando si dà vita ad un progetto, lo si fa senza certezze ma con la speranza che sia bene accolto dal pubblico!

A questo punto va formandosi il calendario del mese, nel quale è in bella mostra il primo appuntamento: sabato 15 novembre, alle ore 18, il libro sarà ospitato a Nettuno, nella sede dell’associazione culturale Tempo Meccanico del carissimo Renzo Ridolfi, in via Traunreut 11 (zona grattacielo). Qui, dopo una piacevole e informale chiacchierata con i membri dell’associazione e il pubblico, al quale racconterò di un tempo andato, di un mondo antico e incredibilmente semplice seppur faticoso, di grandi valori ma anche di grandi sacrifici, potremo gustare la deliziosa croccantezza di un pane sardo conosciuto in tutta Italia e apprezzato anche all’estero.

Vi aspetto il 15 a Nettuno e, nel frattempo mi preparo anche per la presentazione romana (sabato 22) e per quella umbra (domenica 23 a Perugia). Ma questa è un’altra storia che prossimamente vi racconterò!

“Non è un caso che tutti i fenomeni della vita umana siano dominati dalla ricerca del pane quotidiano, il più antico legame che lega tutti gli esseri viventi, incluso l’uomo, con la natura circostante.” (Ivan Pavlov)

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Quando la passione incontra la passione

editoria

Miei cari amici, oggi vorrei condividere una riflessione con voi che amate leggere ma soprattutto con chi ama scrivere. L’uscita del libro Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana edito dalla Graphe.it e scritto a quattro mani da me e dalla cara Antonella Serrenti, ha rappresentato il mio ottavo libro pubblicato. In concomitanza con questo ennesimo traguardo, ho notato molto interesse sull’argomento “editoria a pagamento”, ovvero all’improvviso in molti mi hanno domandato se è vero che io non pago gli editori per pubblicare i miei libri. Mi è stato chiesto con tono scettico, e il mio “no” continua a lasciare tutti stupiti e dubbiosi. Vorrei premettere che non ho niente da dire su chi si avvale delle case editrici a pagamento, se non che si tratta di una libera scelta del tutto rispettabile, ma devo contestare chi insiste nel dire che oramai l’editoria è questa.

L’editoria è tante cose: è crisi ma è anche volontà, può essere grande passione o trasformarsi in una mera questione di denaro. L’editoria a pagamento non è solo da demonizzare: è fatta anche di persone oneste e chiare, che non riescono a sostenere le spese e chiedono agli autori dei contributi, compiendo una selezione fra i manoscritti inviati e apportando le opportune modifiche per migliorarli. Ma è anche fatta di imprenditori scaltri pronti a pubblicare qualunque cosa purché l’autore metta mano al portafogli, fungendo da semplici tipografi (i quali ovviamente neppure leggono ciò che confezionano). Molti sono purtroppo coloro che si affidano a questi ultimi, i numeri ce lo raccontano, e spendono cifre consistenti in cambio di un nome in copertina. Perché? Ego? Vanità? Perché appare più semplice prendere una scorciatoia? Neppure su questo intendo discutere: scelte, si chiamano. Ma non mi appartengono.

Scrivere ha sempre fatto parte di me, del mio essere, della mia essenza, e non ho un ricordo che non mi veda con una penna in mano. Quando ho cominciato a pensare di farmi leggere, sebbene già in possesso di una buona tecnica, mi sono dedicata alla cura di ciò che scrivevo; corsi, laboratori, concorsi letterari per avere dei giudizi o delle critiche, e nella mia libreria si sono moltiplicati i manuali di scrittura. Sempre pronta ad accettare consigli, non manca sul mio scrittoio un dizionario dei sinonimi e contrari, l’enciclopedia della scrittura, un buon libro di grammatica. Credetemi, non si finisce mai di imparare e gli errori – fosse anche per distrazione – sono sempre in agguato, pronti a farsi beffe di noi. Tuttavia, in coscienza seppur non offrendo garanzie, posso dire di fare del mio meglio per evitarli.

Lavoro oramai da anni con la Graphe.it di Perugia, una casa editrice onesta e attenta che investe sui suoi autori, che offre tutto ciò che può offrire – in termini pratici e umani – e che si confronta non senza difficoltà con un mercato difficile, spesso poco limpido. E mi sento fortunata di farne parte . Ad oggi, l’ultimo nato (Il pane carasau. storia e ricette di un’antica tradizione isolana) è stato accolto da tutte le librerie Feltrinelli e Mondadori, citato nella rubrica Eat Parade del Tg 2, e il mio precedente romanzo Adele – per esempio – è stato ben recensito dall’Almanacco della scienza del Centro Nazionale di Ricerca; inoltre tante sono le gratificazioni che i miei lettori in questi anni mi hanno elargito! Ma so anche che ho saputo aspettare, poiché non era la vanità a spingermi bensì l’amore per la scrittura, il desiderio di essere apprezzata per ciò che creavo. Non avrei mai pagato nessuno per ottenere questo perché non ne avrei tratto alcuna soddisfazione. Scelte personali, desideri del tutto individuali. Ma per tutto ciò vi chiedo di non storcere il naso quando rispondo che ho trovato una casa editrice che investe sui suoi autori, senza cercare scorciatoie per affrettare i tempi: io di tempo ne avevo, la mia passione sognava di incontrare altrettanta passione, e ho scoperto che l’editoria è anche questo, nonostante tutto.

Sappiate che esiste un sito che elenca gli editori che non chiedono contributi all’autore e sono più di mille: più di mille che investono sui loro autori, e tra questi tanti di certo si preoccupano della qualità a discapito della quantità, immettendo sul mercato pochi titoli rispetto alla valanga a cui ci siamo abituati.  Contattarli non significa pubblicare né significa fare solo incontri fortunati, significa semplicemente tentare, mettersi in gioco lasciando in tasca il portafogli. Credetemi, ne vale la pena.

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Del mare e della terra faremo pane…

A. Serrenti - S. Trossero, Il pane carasauProsegue, la calda accoglienza al nuovo libro del quale Antonella Serrenti e io siamo autrici, e fioccano le mail dei lettori che lo stanno apprezzando e che vi ritrovano ricordi di famiglia, sapore di buono, sorrisi dei nonni. Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana (Graphe.it) non è dunque un libro dedicato solo ai sardi, bensì un viaggio nel passato di tutti coloro che hanno vissuto il pane e la tavola imbandita come momento di comunione. Ci sono ricordi che -seppur differenti – tutti ci accomunano e ci legano al pane, e se l’adolescente di oggi vedrà domani nel ricordo del panino di Mc Donald gli amici di un tempo e ne rimpiangerà sapore e condivisioni, gli adolescenti di ieri oggi lo ricordano come ospite d’onore nelle ricorrenze, o nelle giornate da custodire nella memoria: il pane della festa, dei matrimoni, del lutto.

Ma non c’è tempo né paese, per il pane dell’infanzia, oggi con la Nutella, ieri con burro e marmellata, né per il pane che profuma le vie, che caratterizza un luogo, che non basta mai, soprattutto se le pietanze sono appetitose.

Bramante scrisse “Attende la terra le mie lacrime, perché son le sole a illuminare il cielo di poesia, mentre il forno cuoce il pane che profumerà la vita e aprirà ombrelli di sorrisi”, ma non è certo stato il solo a raccontare a suo modo la bellezza e sacralità di un alimento che da sempre va ben oltre un insieme di farina, frumento e acqua.

Oggi vi regalo “Ode al Pane” di Pablo Neruda, perché vi avvolga di fragranze insostituibili…

Del mare e della terra faremo pane,
coltiveremo a grano la terra e i pianeti,
il pane di ogni bocca,
di ogni uomo,
ogni giorno
arriverà perché andammo a seminarlo
e a produrlo non per un uomo
ma per tutti,
il pane, il pane
per tutti i popoli
e con esso ciò che ha
forma e sapore di pane
divideremo:
la terra,
la bellezza,
l’amore,
tutto questo ha sapore di pane.

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