Susanna Trossero

scrittrice

Gradite un tozzo di pane?

Susanna Trossero e Antonella Serrenti

È sempre una grande soddisfazione scoprire che qualcosa che ci appartiene nell’intimo, viene apprezzato anche dagli altri: ci si sente orgogliosi, intellettualmente vivi, ma anche circondati di calore. Oggi vi scrivo per l’ennesimo grazie, che mai mi stanco di pronunciare quando un libro che porta il mio nome va a far parte delle librerie di tanti lettori. Grazie, a nome mio e a nome della cara amica e collega di scrittura Antonella Serrenti, per gli apprezzamenti che ancora ci giungono per il nostro Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana – Graphe.it. Se vi fa piacere, potete leggere alcune recensioni di questo piccolo saggio qui sul mio blog, alla voce Dicono di me.

Naturalmente presto vi aggiorneremo sulle nuove presentazioni ma, nel frattempo, che il nostro grazie raggiunga ognuno di voi come un abbraccio, perché ci sono storie che fanno parte di tutti sebbene provengano da vite altrui che non abbiamo condiviso. Sono storie legate alla terra, alle tradizioni culinarie, che attraverso le testimonianze si tramandano nei secoli e giungono fino a noi, semplici e ignari degustatori di felici matrimoni di sapori. Con questo libro vi abbiamo proposto un viaggio da compiere con la “corriera”, tra fichi d’india e ulivi, rovi ai piedi di nuraghi e orchidee selvatiche, nel maestrale che tutto strattona, la cui meta è la Sardegna di un tempo in cui il Pane Carasau non si acquistava nei negozi di nicchia o nei supermercati… “Su pani fattu in domu” “il pane fatto in casa”, quello che racconta storie nate in seno a una famiglia, all’interno di una comunità, o che vede le stelle insieme ai pastori, che sopravvive a più di una stagione e fa parte di una cultura che si fonda sull’altruismo, sul senso della fatica e del dovere ma anche su quello dell’unione che tutto alleggerisce. Questa è la storia di un antico pane sardo che da tempo ha oltrepassato il mare per deliziare i commensali di tutto il continente, una storia che vi sorprenderà ma che soddisferà anche il vostro palato, perché nel viaggio profumato di mirto e zafferano, tra strade sterrate e piccoli centri nascosti tra le rocce di granito, abbiamo previsto soste culinarie che propongono una mescolanza di antiche ricette e moderni accostamenti semplici da realizzare, in qualunque regione voi vi troviate.

Buon viaggio e… buon appetito!

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“Il pane carasau” a Sant’Antioco (CI)

Oggi il libro Il pane carasau se ne va a Sant’Antioco (CI) insieme ad Antonella Serrenti: non mancate, mi raccomando!

Il pane carasau a Sant'Antioco (CI)

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Fantasmi tra noi

Susanna Trossero, Il tempo dei fantasmiEd ecco un anticipo d’estate, siete pronti per la prova costume? Dopo tanta pioggia, c’è già chi brontola per il troppo caldo… Incontentabili!!!

Un suggerimento per una lettura leggera, ad accompagnare le vostre prime ore di mare? Bene, allora oggi vi racconto del mio nuovo nato, un ebook intitolato Il tempo dei fantasmi, pubblicato nella collana di narrativa digitale della casa editrice Antonio Tombolini editore. L’ebook è composto da racconti brevi che hanno come filo conduttore proprio i… fantasmi! In ogni racconto della raccolta infatti, vi è nascosta tra le pagine la parola “fantasma” e si tratta qualche volta di spettri veri ma anche di quei fantasmi che si annidano in noi e teniamo segreti, o che in mezzo a noi vagano del tutto ignorati. Se volete acquistarlo, potete farlo anche qui.

Naturalmente già sapete che anche tutti i miei libri pubblicati con la Graphe.it, possono essere letti sia in versione cartacea che in ebook, compresa l’ultima pubblicazione, scritta a quattro mani con la cara Antonella Serrenti: Il pane carasau. Storia e ricette di un’antica tradizione isolana. A proposito di questo insieme di testimonianze, ricette, cenni storici e curiosità, vi invitiamo a parlarne con noi proprio in Sardegna, magari sgranocchiando un po’ di carasau in nostra compagnia. Dove? È presto detto:

  • Mercoledì 6 maggio, alle ore 19 a Iglesias, Hazard Cafè, Viale dei Capuccini – Parco delle Rimembranze;
  • Venerdì 8 maggio, sempre alle 19, sulle suggestive Scalette di Via Solferino di Sant’Antioco.

Nel frattempo, vi auguro un mese di maggio profumato di gelsomino e delle lunghe e ritempranti passeggiate sulla riva del mare, che sempre – se il sole è splendente – fanno sentire in pace con il mondo. E… chissà, magari potreste incontrare anche uno dei miei fantasmi!

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Ma a voi, piace mangiare?

beverone

Poco tempo fa, Antonella Serrenti ed io, siamo state invitate da Tv2000 a parlare del nostro libro Il pane carasau e di cibi genuini; un esperienza piacevole e un ottimo argomento, quello della cucina povera, che ha ribadito la necessità di tornare a cibarsi di alimenti semplici per ottenere una vita lunga e sana.

Ma… a voi, piace mangiare? A me sì, inutile negarlo. Mi piace sentire il sapore del cibo che più apprezzo, mi piace masticare lentamente per gustarne ogni più piccolo ingrediente, mi piace una tavola ben apparecchiata, più che elegante o pretenziosa preferisco quella allegra e colorata; mi piacciono le chiacchiere tra amici davanti a un buon piatto di spaghetti e amo il cibo inteso come momento di piacere, non come qualcosa da trangugiare velocemente, magari in piedi perché non c’è tempo.

Il gusto, in letteratura, è secondo me il più facile da usare: prima o poi, i nostri personaggi, dovranno pur cibarsi, no? Nei libri di Montalbano, per esempio, il protagonista sembra essere davvero felice soltanto quando sta mangiando. E le cuoche che preparano manicaretti nei romanzi ambientati in altri tempi, o gli investigatori amanti della buona cucina come Maigret e Nero Wolfe… E che dire del cibo nella letteratura erotica, inserito sapientemente dagli autori con un rallentamento narrativo, quel ritardo voluto in cui il cibo viene portato alla bocca mentre qualcuno fissa la scena con segreta passione, e al lettore viene quasi l’acquolina in bocca.

Romanzi golosi o terrificanti, desiderio e disgusto per ciò che sta in un piatto, il cannibalismo di Hannibal Lecter o addirittura i drammi in tempi di veleni, da Socrate a Madame Bovary: cibo, sempre cibo, e mai raccontato così a caso, quasi come dettaglio, bensì il cibo come protagonista, attorno al quale si muovono tutti i personaggi e le storie.

Ognuno di noi – nella vita reale – ha le sue preferenze in fatto di alimentazione, e senza entrare nel merito dei pro e contro dell’essere vegetariani, vegani o appassionati di barbeque, vorrei raccontarvi dell’ultimo preparato approvato proprio dalla comunità vegana, il Soylent: si tratta di un bicchierone colmo di un liquido di colore chiaro, contenente tutto ciò di cui ha bisogno l’organismo. Non produce scarti, dunque mette al riposo l’intestino, non mette in moto la masticazione, dunque addio dentista, non ci fa andare al supermercato né ci fa preparare la lista della spesa: carboidrati, maltodestrine, farina d’avena, Omega 3, tutti i minerali di cui necessitiamo e le fibre, il tutto frullato per benino e ci si nutre con una spesa irrisoria, poco più di due euro a pasto. In Europa non è ancora stato autorizzato ma presto, e direttamente dall’America, arriverà sulla nostra tavola, e allora addio obesità, freezer da riempire o da scongelare, lunghe pause pranzo, piatti da lavare, tempo perso in inutili code al bar prima di tornare in ufficio. Badate bene che non si tratta del solito pasto sostitutivo, ma di un pasto vero e proprio, completo, semplicemente liquido e con il quale non si soffre la fame seppur dicendo addio ai chili di troppo.

Ma… è davvero così bello non doversi “preoccupare” del cibo? È davvero una conquista, liberarsi dai profumi appetitosi, dai sapori che fanno venire l’acquolina in bocca e dal piacere di sedersi a tavola, magari in buona compagnia?

A me, ve lo confesso, mette una gran tristezza…

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Quando tutto profuma di pane

Il pane carasau dalla parrucchieraChe bel fine settimana, quello appena passato! Due incontri originali che mi hanno colpito molto nella loro diversità: parlo delle due presentazioni del libro Il pane carasau, per le quali la coautrice Antonella Serrenti ha preso un aereo per Roma, portando con sé una valigia carica di entusiasmo. La prima, sabato 22, ci ha viste chiacchierare di tradizioni sarde con le clienti della parruccheria A & F Hair Style, ed è stato un piacere constatare che tra una spazzolata e un colpo di lacca, ogni donna presente aveva voglia di conoscere la storia di questo antico pane sardo. Attendiamo con curiosità gli esiti degli esperimenti culinari che qualche signora ha promesso di fare utilizzando le nostre ricette. Un grazie di cuore alle care Francesca e Alessia che ci hanno ospitate.

Domenica 24 invece, di buon mattino ci siamo messe in viaggio per l’Umbria raggiungendo il ristorante L’Alberata, a Collepepe, proprio alle porte di Perugia: un luogo suggestivo reso ancor più bello dalla nebbia e dalle foglie cadute e ricoperte di brina. Là, abbiamo ritrovato la Graphe.it e conosciuto la proprietaria del ristorante, la signora Silvana , la quale ci ha accolte con grande calore. Il nostro relatore era Antonio Manunta, etnobotanico sardo, fonte inesauribile di aneddoti nonché grande conoscitore della cultura isolana, e ci ha affiancate e supportate il caro Natale Fioretto, direttore scientifico della casa editrice, a cui abbiamo affettuosamente conferito la “cittadinanza sarda”. Al termine della presentazione, durante la quale abbiamo anche conversato con un pubblico coinvolto e curioso, è stato servito un delizioso pranzo, il cui protagonista era naturalmente il pane carasau: come antipasto piccoli cestini di carasau ad accompagnare vari gustosissimi paté, poi ravioloni di pane carasau ripieni di ricotta e spinaci e affogati in un brodo di carne; come secondo, uno spezzatino di grasso e magro di maiale su base di pane carasau biscottato accompagnato da purea di patate, e – per finire in bellezza – tortina di sfoglie di pane carasau al ripieno di crema e cioccolato, con scorzetta d’arancia caramellata. La signora Silvana, basandosi sui consigli culinari del nostro libro ha creato questi deliziosi accostamenti, e ha anche offerto una versione vegetariana del menù, per accontentare ogni palato. Vi è venuta fame? Beh, non potendo condividere con voi i profumi e i sapori di quella cucina, vi invito a visitare la pagina Facebook  della Graphe.it per vedere le foto di quei piatti.

E adesso ci si prepara per altri incontri nell’attesa di un Natale sempre più vicino all’estate; tutto corre via velocemente, ma restano impressi per sempre i volti incontrati, gli abbracci ricevuti, e quella deliziosa accoglienza profumata di pane che sempre ci viene riservata.

Vi lascio con le parole di Grazia Deledda, lette in pubblico da un’Antonella Serrenti fiera e commossa:

“Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
Noi siamo sardi.”

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