Susanna Trossero

scrittrice

Che l’estate vi sia amica

estate

Lo so, vi state lamentando per il caldo, “quando è troppo è troppo” dite. Ma ci sono molti modi per accoglierlo e l’ultimo che vi consiglio è… lamentandovi. Arriverà la pioggia, rabbrividirete dentro i vostri cappotti, il buio stenderà il suo manto all’ora della merenda, le passeggiate dovranno essere accompagnate da ombrelli e sciarpe e vi domanderete: “ma quando arriva l’estate?”

E allora godetevela adesso no? Al mare, se vi piace, magari con un buon libro, o in montagna a ritemprare mente e spirito con lunghe passeggiate… I più fortunati andranno lontano lontano, a scoprire paesi da cartolina o città all’altro capo del mondo, altri lavoreranno ancor di più, e altri ancora saranno costretti da circostanze sfavorevoli a stare a casa. Ma ci sono anche quelli che a casa ci vogliono restare, per godere della città vuota, di un dolce far niente, di qualche gelato in più, film e buone letture in agognata solitudine o in dolce e intrigante compagnia. Voi che sceglierete questa soluzione, non dimenticate vi prego che qualcuno, nel vostro condominio, è anziano e solo. Portategli un gelato, o bussate alla sua porta per sapere se ha bisogno di qualcosa, ve ne sarà grato! E mettete una ciotola d’acqua per i mici, mi raccomando, o per i cani randagi! Piccole cose che faranno Grandi voi.

Che l’estate vi sia amica, ovunque siate.

Susanna

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Ammalarsi in compagnia di Maupassant

bel ami

In quelle giornate di tedioso malessere, quando i primi freddi colpiscono con l’indolenza provocata dalla febbre o da quello stato fisico che rende tutto ovattato, non resta che leggere. Lasciarsi andare agli altrui pensieri, a riflessioni di questo o quell’altro scrittore, abbeverarsi di realtà che magari non ci appartengono (o forse sì), e spaziare lontano, oltre la porta di casa sebbene chiusi all’interno. Leggere per saziarsi di qualcosa di buono che ti penetra dentro, ti avvolge, ti lusinga o ti disturba; leggere per ritrovare ciò che è in noi e che teniamo abilmente nascosto, per immalinconirci o per emozionarci, per sentirci nostalgici o per riconoscere le nevrosi di un autore come proprie. Il turbamento dell’immaginario nasce là, in quella pagina sulla quale ci si sofferma, tra le righe da sottolineare, in quei capitoli che sono quadri, dipinti da elaborare…

Ho incontrato Maupassant tra uno starnuto e uno sciroppo, e subito l’ho amato. Il suo romanzo “Bel-Ami” stava ancora incellofanato su uno dei tanti ripiani della mia libreria, acquistato in una qualche fiera del libro per curiosità, ma poi dimenticato. L’ho cominciato senza slancio, così come a volte ci si avvicina ad un cibo sconosciuto davanti al quale dirsi “perché no?” ma ci è voluto un attimo, una sola pagina, perché io e il romanzo diventassimo tutt’uno!

L’angoscia della realtà, l’ipocrisia dei benpensanti, il disgusto verso la piccola borghesia opportunista, la pochezza dell’umanità… un romanzo pubblicato nel 1885 come può raccontare di noi? Come può illuminarci oggi? Ebbene, il suo intreccio regala grandi verità – discutibili o amorali che sembrino – e schiettezza della quale ci vergogneremmo… Quanto c’è di Maupassant in queste descrizioni e in queste amare riflessioni? Ah, saperlo!

“Bisognerebbe amare, amare follemente, senza vedere ciò che si ama. Perché vedere è comprendere, e comprendere è disprezzare.”

Duro, cinico, cupo eppure così attraente nella sua visione di ciò che lo circonda, o che circonda i suoi personaggi, la politica, la società, i rapporti umani!
Affascinante – perché terribilmente spaventosa – la visione della morte, così ben descritta da disturbare e lasciare addosso un senso d’angoscia e di verità spesso negata perché temuta… E che dire della visione invece dell’amore, di una nobildonna che preferisce amanti che non la amino?

“Mio caro amico, per me un uomo innamorato è radiato dal novero dei viventi. Diventa idiota, e non soltanto idiota, ma pericoloso. Con le persone che si innamorano, o che pretendono di essere innamorate, tronco ogni rapporto intimo, primo perché mi annoiano, secondo perché le considero infide, come un cane rabbioso che può sempre avere una crisi. Così le metto in quarantena morale fino a che la malattia non gli passa.”

Benedetta, l’influenza e il disagio causato da un colpo di freddo, se regala delizie letterarie inaspettate.

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E per chi non va in vacanza?

vacanza

Ed eccoci qui, tutti pronti a staccare la spina perché si sa, questo pretende da noi il mese di agosto. E se non si potesse farlo?

Oggi la mia attenzione e il mio abbraccio solidale va a chi è preda di un’ansia crescente: si avvicinano gli esami di riparazione? Oppure si avvicina il settembre dei progetti, o ancora si allontana la possibilità delle ferie perché i turni di lavoro non permettono di prenderne adesso… Siete in preda ad una colica renale che altro che ferie? Avete speso troppo durante l’inverno quindi restate in città? Il vostro migliore amico ha disdetto le vacanze con voi perché è scappato via con una splendida mora?

Ebbene, riempite il frigorifero di gelati, acquistate un po’ di libri della Graphe.it edizioni, (ce n’è per tutti i gusti e sono più che economici) , occupatevi di un micio o di un cane rendendo la loro vita più felice, e scoprirete che non serve andare in vacanza per rilassarsi e rigenerarsi!

Ed ora, a parte i consigli leggeri conditi da sana ironia, sento il bisogno di rivolgere la mia attenzione e il mio pensiero a chi in vacanza non ci andrà per via di ragioni molto più serie:

che il mio abbraccio pieno di calore raggiunga voi che avete perso il lavoro e guardate al futuro con grande timore. O voi che avete nel cuore una mutilazione perché vi è tra le vostre mura il peso dell’assenza, di un per sempre che fa male. A chi ha perso qualcuno e piange lacrime segrete. A chi non possiede il bene della salute o ha subito un danno irreparabile. E a chi è solo, in una grande città, ha il telefono muto, vive in un palazzo dove tutti sono corsi via a prendere un treno o una nave o un aereo, ed esce di casa solo per far la spesa nell’unico supermercato rimasto aperto, ma le gambe dolgono e la vecchiaia rattrista.

E allora, che questo agosto possa volar via velocemente per non incombere su tutti coloro che sono infelici, e che possa invece rallentare il passo per i più fortunati, regalando loro la gioia di vivere con i propri cari o con gli amici un’estate da fotografare.
Sono con tutti voi, siete tutti con me, nella speranza utopistica che l’estate sia per tutti un regalo.

Vostra Susanna

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La finestra di fronte

La finestra di fronte

Vi capita mai di osservare, alla sera, le finestre illuminate di case e palazzi, e di domandarvi  quali e quante storie celino? Quali pensieri, quali sogni, quali dolori o illusioni, quali tenerezze o quali rancori… Storie di tutti giorni che sono libri, romanzi privati impregnati di emozioni, di quotidiano piatto o di repentini colpi di scena. Di prigionie segrete…

Sulla mia raccolta di pensieri E tra le mura il cuore, edita dalla Graphe.it, così ne ho parlato…

“Non si smette mai di pensare. Puoi spegnere le luci, il telefono cellulare, la radio, ma non la mente. Puoi forse lasciarla spaziare, disordinata e illogica, ma spegnerla no, non puoi. Accade che mentre la svuoti, venga catturata dal velo blu della finestra di fronte, quella nebbia azzurrina prodotta dalla televisione che immagini stiano guardando seduti sul divano, magari infastiditi dal latrare insistente dei cani per strada. È l’ora del film, la prima TV riproposta tante di quelle volte che neppure commenti più la falsa presentazione dell’annunciatrice.

Forse non stanno seduti sul divano, forse stanno a tavola e hanno riscaldato gli avanzi  del pranzo, e forse lui brontola perché hanno finito i tovagliolini di carta, quelli rossi, e c’è solo lo scottex  a turbare il senso estetico. Forse.

Il suono del traffico arriva fino a qui come un fruscio di carta di giornale o lo scroscio vago di un torrente, talmente è lontano. Ancora meglio, a volersi concentrare, può ricordare il fragore del mare in tempesta, quando le onde si abbattono sugli scogli e, provocatorie, li schiaffeggiano senza ottenere alcuna reazione.

Poi, la nebbiolina azzurra della finestra di fronte si spegne, ma intravedo l’uomo a petto nudo che con slanci di altruismo si offre alle zanzare. Se c’è una lei, adesso è al bagno a prepararsi per la notte. Faranno l’amore? E chi farà la spesa, domani? Chi comprerà i tovagliolini di carta rossi?”

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Un libro, un volto amico

libri amici

Adoro i temporali estivi, le cicale che di colpo ammutoliscono e sono i tuoni in lontananza a prenderne il posto, brontolando cupi mentre il cielo si sporca di macchie scure. E quell’odore, un attimo dopo, di terra bagnata, con le foglie che luccicano e dondolano per via del vento che si solleva, ad accompagnare piccole burrasche.

È in questi momenti che, in pace con il mondo, adoro leggere, nella mia terrazza fiorita (lo è in ogni stagione, a suo modo), con i sensi all’erta per assorbire tutto il bello fuori dalla porta.

Oggi ho curiosato in un libro del ’93, di Daniel Pennac, intitolato Come un romanzo. Vi regalo un piccolo brano che mi è piaciuto molto e che di certo piacerà anche a voi che amate leggere…

“Se dovessimo tener conto delle letture importanti che dobbiamo alla Scuola, ai Critici, a tutte le forme di pubblicità e, viceversa, di quelle che dobbiamo all’amico, all’amante, al compagno di scuola, vuoi anche alla famiglia – quando non mette i libri nello scaffale dell’educazione –  il risultato sarebbe chiaro: quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l’invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici.”

E, ancora:

“Quando una persona cara ci dà un libro da leggere, la prima cosa che facciamo è cercarla fra le righe, cercare i suoi gusti, i motivi che l’hanno spinta a piazzarci quel libro in mano, i segni di una fraternità. Poi il testo ci prende e dimentichiamo chi in esso ci ha immersi: tutta la forza di un’opera consiste proprio nel saper spazzar via anche questa contingenza! Eppure, col passare degli anni, accade che l’evocazione del testo faccia tornare alla mente il ricordo dell’altro: alcuni titoli sono allora di nuovo dei volti.”

Ebbene, con addosso il profumo di pioggia estiva e nella mente tanti libri-amici letti e mai dimenticati, dedico questo brano di Pennac a tutti quei volti che restano nel cuore insieme a titoli e autori, a frasi sottolineate e condivise, a parole che tante volte mi sono rammaricata di non aver scritto io.

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