Susanna Trossero

scrittrice

Un lunedì senza ombrello

Susanna Trossero, Un lunedì senza ombrello“Oltre i vetri del mio appartamento, adesso Roma è un tramonto inaccettabile, un bacio rubato per la via, un gabbiano che plana e una cascata d’edera infreddolita. È un cane randagio che strattona il sacchetto della spazzatura abbandonato e mal sigillato, è un clacson che importuna, un futuro giunto troppo in fretta tra i ruderi del passato.

Quando inizia, il futuro? Con quali segnali ti avverte del suo arrivo?

C’è un fiocco rosa, nel portone di fronte all’ufficio. Un grande, pomposo fiocco rosa fuori moda, fatto di pizzi e merletti, così come si confà ad una femminuccia. Perché annunciare al mondo una notizia privata? Perché deve essere condivisa tra vicini e sconosciuti, bottegai e postini? Perché dovrebbe rappresentare un lieto evento anche per me che passo là davanti ogni mattina, contrariata dal traffico o dalla sveglia che suona sempre troppo presto?
Questa domenica si sta rivelando interminabile.

Non ti voglio. Ecco, l’ho detto, e stavolta ancor più chiaramente. Mi hai sentito? Non ti voglio. Non voglio una caricatura di Federico in giro per casa. Non voglio preoccuparmi delle tue necessità fisiologiche, non voglio essere svegliata dai tuoi pianti capricciosi, non voglio darti il mio seno o la mia vita, il mio tempo o i miei pensieri. Se tu fossi un maschio, ne morirei. Se tu fossi una femmina vedrei in te la mia persona mescolata a tuo padre, come un patchwork grottesco e umiliante, costantemente sotto i miei occhi. Sei il suo orgasmo dentro di me. Questo è un per sempre che non posso tollerare, che non sono in grado di sopportare.”

(Dal mio nuovo ebook Un lunedì senza ombrello, Graphe.it edizioni – qui una mia intervista in merito)

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Non è mai troppo tardi

barriere architettonicheDal sito www.treccani.it: “Barrière architettòniche: Impedimenti di natura costruttiva che risultano di ostacolo alla vita di relazione di chiunque, ma soprattutto di coloro che hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea”.

E fino a qui ci siamo, è un significato che tutti conosciamo, anche perché si è fatto molto in questi anni per abolirle, non possiamo negarlo, sebbene di lavoro da fare ve ne sia ancora davvero tanto: vi è mai capitato di fare un bel giretto alla ricerca di un centro di fisioterapia per qualcuno momentaneamente in sedia a rotelle per delle brutte fratture? Ve lo consiglio, potrebbe essere davvero istruttivo.

Siamo a Roma, una signora  è in cerca di un centro di questo tipo possibilmente non lontano dall’abitazione: visti i problemi causati a suo figlio da un incidente stradale, è consigliabile evitare lunghi spostamenti in auto.

Primo centro, piuttosto conosciuto e attrezzato per risolvere parecchi problemi.

“Signora, qui c’è scritto che deve cominciare ad usare le stampelle con l’aiuto di un fisioterapista, compiendo pochi passi alla volta, ma noi non abbiamo lo spazio per farli fare, questi passi, qui è impossibile!” Lei si guarda attorno e vede solo stanzini nei quali può stare a malapena un lettino. Qui, la fisioterapia è concepita solo per chi sta disteso…

Secondo centro. La signora si trova davanti a una bella e vistosa insegna ma anche a numerosi gradini e nessuna rampa. L’ingresso del centro è composto da una sorta di saletta d’aspetto in cui tre persone in piedi non ci stanno. Poi un piccolo corridoio in cui passa solo un ragazzino (magro), per quanto è stretto. Vi si cammina posti di traverso, come i granchi. La signora fa notare i gradini, l’assenza di rampe e il passaggio interno impraticabile non solo in sedia a rotelle o stampelle, ma anche se si è adulti non sottopeso. La risposta è “Non si preoccupi, in qualche modo ci si arrangia, vedrà…”

Terzo centro, ampio e provvisto di palestra, ma in cima ad una scalinata di sei gradini e senza alcuna rampa.

In questi centri di “fisioterapia e rieducazione motoria” si accolgono persone con disagi fisici non indifferenti, e credo sia lecito domandarsi come sperino di farlo o come diavolo facciano a garantire un servizio così delicato (a pagamento in due sui tre citati) se neppure si sono organizzati per accogliere il paziente! Se la risposta migliore è “ci arrangiamo”, se addirittura i reparti di ortopedia degli ospedali sono sprovvisti di sedie a rotelle, perché stupirci di ascensori non a norma, di porte troppo strette, di impedimenti quotidiani di ogni genere e gravità?

Il vero handicap va ricercato altrove, e sta in chi cammina bene sulle proprie gambe, in chi non necessita di stampelle o d’aiuto: sta in uno stato malato, in chi concede permessi per aprire un centro per disabili in cui se ci sono gradini “ci si arrangia”, ma anche in chi – come me – non si accorge della gravità del problema fino a che non lo tocca con mano vergognandosi profondamente della propria superficiale cecità…

Non è mai troppo tardi.

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Felice primavera

mio blog primavera

Rieccomi qui con voi, in questo luminoso sabato di primavera appena cominciata. Lo so, lo so, è piuttosto indecisa, ma datele il tempo di ambientarsi!

Ieri c’è sta la presentazione di Adele al Settegarba, un delizioso e ospitale wine bar del quartiere Garbatella a Roma, e ancora una volta ho rivisto volti conosciuti e ne ho incontrato di nuovi, ma ciò che non smette mai di stupirmi è il calore che ritrovo in questi incontri. Scrivere non è solo un modo per isolarsi dal resto del mondo, ma è anche un ottimo strumento per andar fuori a conoscerlo, il mondo! Ho rivisto con gioia una vecchia amica e concittadina (sono tanti i sardi che vivono nella capitale, sapete?), una ragazza che era presente all’incontro di Nettuno, un’altra che ci sta seguendo a tutti gli incontri del Lazio, poi diverse persone che già avevano letto il libro ma volevano discuterne con gli autori, il figlio di una mia allieva dei laboratori di scrittura, appassionato di psicologia… Perché vi dico questo? Perché là fuori è pieno di bellissime persone e non è fondamentale scrivere un libro per incontrarle, basta aprirsi al mondo, guardarsi attorno appena un po’ lasciando da parte quel negativo che ci appare.

Felice primavera a tutti, vi lascio con un qualcosa che la cara amica Valeria mi ha mostrato dicendo: “Tutto questo mi fa pensare alla tua Adele.”

Ci sono persone che non finiscono mai di amarsi.
Semplicemente si stringono,
aprono le vele delle loro barche nelle tempeste
e insieme solcano i mari delle loro vite.
Puoi vederle perdere la rotta, ma,
in qualsiasi bufera, reggono insieme il timone.
Le puoi vedere al tramonto, sui vecchi moli in disuso.
Mano nella mano, la loro storia è dentro i loro occhi
stanchi ma felici.
Spesso puoi trovarne qualcuna seduta su una panchina.
E, nella sua solitudine,stringe la felicità.
Hanno vissuto non come dovevano, ma, come volevano.
Non per amore, ma, con amore.
E la gioia non è arrivata mai dall’aver superato
la tempesta.
Loro hanno stretto.
Hanno semplicemente stretto insieme il loro timone.

(Alessia Auriemma)

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Ci vediamo alla Garbatella?

Garbatella

Ed eccoci pronti per un altro incontro! Questa volta la nostra Adele vi aspetta al Wine Cocktail bar Settegarba, alle 18,30 di venerdì 22, in via delle Sette Chiese 58 a Roma, quartiere Garbatella. Come sempre, si parlerà di scelte di vita, della difficoltà di vivere in coppia, ma anche semplicemente dell’effetto che può fare un libro sul nostro stato d’animo.

Sto ricevendo mail bellissime da persone che non conoscevo prima e che mi contattano dopo aver letto Adele, mail che raccontano di coinvolgimento, di apprezzamento, di condivisione ed empatia. Paola mi scrive

Meravigliosa, Adele, mi ha riportato alla mente situazioni, storie, racconti che, davanti ad un braciere mia nonna faceva… ADELE è tutte noi , è il cuore pulsante del passato ma è altrettanto giovane e vibrante. Debole e fortissima, segreta e libro aperto, sorella, amica, madre a suo modo ma madre, amante, moglie, compagna… Adele è soprattutto emozione… grazie Susanna!

E Marina, con

il vostro libro mi ha suscitato tantissime emozioni, è uno di quei libri che non riesci a mollare e l’ho letto quasi tutto di un fiato mentre ero a letto con la febbre. Forse per questa assenza di difese, la storia di Adele penetrava a fondo nel mio animo, e l’ho seguita in tutto il suo percorso, riconducendomi a ricordi miei, a racconti appartenuti ad altri, alla solidarietà che abbiamo imparato ad avere verso le donne, nonostante chi ci vuole “antagoniste”.

Paolo invece dice

Sto osservando con occhi nuovi la mia donna, e sono molto più attratto da ciò che nasconde dietro quella calma apparente, più curioso, più desideroso di andare a fondo e conoscere i suoi più intimi o scomodi pensieri…

Ma c’è anche Nello che mi ringrazia perché

sebbene il tempo sia davvero poco, con questo libro mi sono riavvicinato alla lettura!

E Daniela che racconta

oggi vorrei avere ancora mia madre vicino, per sapere quante e quali cose ha nascosto a noi figli per riuscire a vivere una vita intera con mio padre…

Sono più le donne a scrivermi, lo ammetto, ma vorrei tanto che questo libro fosse commentato in egual misura dagli uomini: alle presentazioni lo state acquistando in tanti, fate sentire anche la vostra voce, qualunque sia il vostro pensiero! In fondo non è solo un romanzo che spinge verso la comprensione della natura femminile nelle sue contraddizioni, ma è anche una storia che invita all’indulgenza per le debolezze maschili, e dunque al rispetto per entrambi i sessi.

Ci vediamo venerdì alla Garbatella!

 

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Presentazione romana

Ciao a tutti, siete pronti ad incontrarci? Stavolta vi aspettiamo a Roma, all’Hotel Villa Pirandello, nella speranza di conoscere persone nuove e rivedere vecchi amici con cui condividere un argomento spinoso: è davvero così complicato vivere in coppia? Lo psicoterapeuta Francesco Tassiello proverà a risponderci, mentre io vi racconterò che cosa ne pensa Adele! Inoltre vi consiglio l’aperitivo proposto dall’Hotel che ci ospiterà: con soli 7 euro potrete assaggiare delicatissimi piatti e accompagnarli con ottimi vini o bevande di vario genere. Ci vediamo il 14!

Adele, presentazione Hotel Villa Pirandello - Roma

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