
Un lunedì come tanti, di quelli che ti spalancano davanti un’intera settimana da riempire. Di cosa? Le solite incombenze, certo, ma anche ascoltarsi nelle letture, raccontarsi nello scrivere, e i contatti con gli affetti, i messaggi degli allievi, riordinare degli appunti per il corso di scrittura che partirà in autunno, fare giardinaggio… E poi succede qualcosa di non preventivato: con un panino in mano decido di accendere la tv in un’ora insolita per me – non lo faccio mai nel pomeriggio – e mentre sgranocchio vago tra i canali giusto il tempo di finire la merenda, mi dico, fino a bloccarmi su Rai5.
Parole.
Parole che mi affascinano, immagini in bianco e nero, e versi e testimonianze. Ungaretti, Giuseppe Ungaretti, che si racconta. Dice che “la poesia è poesia quando porta in sé un segreto”. La poesia ci rende più umani perché insegna l’amore, dice. Ed è vero, rifletto io. Per il passato, per un ricordo, per un albero o un paese, per una parola o per una persona, per un sapore o un profumo. Vive nell’abbandono o nella presenza, nell’incontro o nell’assenza, la poesia.
Penso a quanta ricerca di parole c’è in chi scrive mentre qualcosa dentro si fa prorompente, penso alla frustrazione quando non si trova corrispondenza con l’emozione che inondando quasi fa male… “La parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, mai. Lo avvicina”, risponde Ungaretti.
All’improvviso, in un lunedì qualunque, da un canale tv mi invade quel qualcosa di indescrivibile e astratto che invoca parole giuste per essere condiviso… è forse bisogno di stupore, del fermarsi per ritrovarlo.
L’antico viso rugoso che ha conosciuto la guerra ma anche la pace, l’odio ma anche l’amore, mi parla in questa estate rovente dallo schermo della televisione. Mi ricorda chi sono, cosa voglio essere, di quanto io ami scrivere e quanto poco lo stia facendo da tempo. E di quale schianto provochi una frase che finalmente prende forma. Mi scuote dal torpore e mi rende febbrile nel frugare tra appunti sparsi, vecchie agende, foglietti volanti.
Ecco, il mio nuovo romanzo ora è nella mia testa. Lo scopro, o forse lo riconosco perché c’era oramai da tempo ma io non volevo vederlo perché a volte è l’indolenza a non far male. Una facile via perché sai che proprio le parole giuste sulla carta niente risparmiano all’anima se è con l’anima che le cerchi.
Un lunedì speciale.
Grazie, Giuseppe Ungaretti, per averlo reso tale. Grazie per avermi ricordato che per essere scrittori bisogna essere acrobati in armonia.
“E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto”
(da Giorno per giorno – Ungaretti)

Lascia un commento