Susanna Trossero

scrittrice

Promesse mantenute

Un momento di pausa, giorni e giorni senza la rete, la vita che preme e gli sguardi, le parole, ricordi e stanze vuote, cassetti pieni di carta e referti, una tenda che lieve accarezza la poltrona e si muove avanti e indietro senza disturbare… Sembra la risacca.

La solitudine cercata e voluta, necessaria come cura in quella casa che mi ha vista crescere e in cui il profumo della salsa di pomodoro non si spande più. La notte, il buio acceca ma il dolore è necessario, si tocca il fondo per risalire, sottrarsi peggiora le cose.

E così che si guarisce. Dalla vita, da ferite, dal senso di abbandono, da quel sentirsi orfani che diventerà condizione perenne al quale è necessario abituarsi. La resistenze personali si acquietano e mi viene in mente una frase – di chi non ricordo – che diceva “il mare è un trattato di pace”. Ed è al mare che andrò a stipularlo.

Accettazione. La parola giusta eccola: accettazione.

Della nuova condizione, dell’assenza, dei fogli da medico legale che diventano due e che a distanza di 36 anni uno dall’altro segnalano data e ora di un viaggio che finisce. Di una madre e un padre che non ci sono più. La natura delle cose lo promette fin dal primo vagito, e lei sì mantiene le promesse.

Ma la risacca, quella vera, c”è ancora. lambisce sabbia e rocce e mi fa sentire un senso di appartenenza. Accarezza come la tenda di casa, manda profumi nell’aria, produce suoni che si fanno musica. E promette anche lei ma più gentilmente. Restituisce. Regala. Qualcosa in cambio si prende, mentre guardo il tramonto sull’acqua e un’amica immortala il pensiero.

Sono nata sul mare e al mare appartengo.

No Comments »

I grandi regali di Maggio

Adesso sì, è passato del tempo dall’ultimo post. Tempo trascorso correggendo bozze di privati, incontrando altri appassionati di scrittura, condividendo eventi letterari interessanti e guardando l’estate arrivare senza preavviso quando ci si cominciava a domandare come mai il caldo di giugno non si facesse ancora vivo.

In questa soleggiata e curativa atmosfera, il 23 maggio ho rivisto con piacere la Graphe.it all’Istituto Cervantes, sulla suggestiva Piazza Navona che mai finisce di incantarmi. Nella sala Dalì è stato presentato il libro sul condottiero Jehan de Vallette, di Carmel Cassar. Vi invito ad ascoltare alcune spiegazioni sul tema in questo video dell’editore Roberto Russo. Erano presenti l’Ambasciatore di Malta in Italia Daniel Azzopardi, il professore Carmel Cassar (Institute of Maltese Studies), la professoressa Carla Del Zotto (Università La Sapienza) e Ignacio Peyrò (Direttore Istituto Cervantes Roma).

Lunedì 26 invece, è stata la volta della bellissima libreria Horafelix (via Reggio Emilia 89, Roma) che ha accolto l’autore Ignacio Peyrò con il suo Anglofilia – Piccolo glossario sentimentale della cultura inglese, ancora Graphe,it. Ironia, contraddizioni, amore, parole e simboli, tutto racchiuso in 50 voci capaci di raccontare gli elementi del continente britannico che più affascinano tutti noi. L’autore ha dialogato con il diplomatico – scrittore – membro dell’Academie Francaise – Maurizio Serra; ha condotto l’evento Laura De Luca (autrice, radio giornalista, conduttrice e autrice radiofonica), mentre le letture erano a cura dell’attore e regista Armando De Ceccon.

E che è successo invece sabato 29? L’autrice Anna Frosali ha presentato il suo neo nato giallo “Tutti gli scuolabus sono gialli” (Seme Bianco Editore), in un delizioso incontro che si è tenuto alla libreria romana Sinestetica di Viale Tirreno. Ne sono stata la relatrice e di questo sono onorata perché Anna – oltre ad essere una validissima scrittrice – ha portato un messaggio importante per tutti coloro che temono ci sia un tempo limite per dedicarsi a un’arte. Anna infatti ha 84 anni, emblema di determinazione, tenacia, passione, volontà: Ironica e intellettualmente vivace, rappresenta un grande esempio per tutti, compresi i ragazzi.

Insomma, il mese di maggio prima di andarsene mi ha regalato bellissime giornate e mi ha trasmesso ancor più voglia di scrivere se non addirittura necessità. Inoltre ho rivisto parte del gruppo degli Ottomani di cui Anna Frosali fa parte, un collettivo di autori che fu ospite anni fa in uno dei miei corsi di scrittura: gioco di squadra, capacità, verve, varietà di stili, passione. Come avrei potuto perderli di vista?

Mi piace, l’estate che in primavera ha la meglio e crea uno stato mentale pigro, da cicale e gelsomini. Questo è un momento di libri scolastici lanciati per aria, di timori per gli esiti o gioia per la sveglia che per qualche mese non suonerà inopportuna. Me lo ricordo, quel tempo… ascolto spesso “Notte prima degli esami”, di Venditti, e quando la mia voce arriva a “notte di lacrime e preghiere / la matematica non sarà mai il mio mestiere” mi capita che quasi si spezza di nostalgia per quei giorni che non ho capito allora, come molti della mia generazione. Li davamo per scontati e non ne afferravamo la bellezza, l’unicità. E mai avremmo immaginato quali e quanti rimpianti avrebbero generato.

Inoltre io… Odio da sempre la matematica!

No Comments »

Il valore di una cicatrice

Dal 1 gennaio 2021, la Fondazione BRF (Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze) ha aperto un osservatorio permanente che monitora i suicidi – tentati o purtroppo riusciti – in Italia. Già di per sé questo è spaventoso, poiché sta a significare quanto il fenomeno sia allarmante e in crescita. Per fare un esempio: nell’intero anno 2023 si contano 888 suicidi più 833 tentati suicidi.

Nello stesso anno, 7000 persone si sono rivolte a Telefono Amico Italia per gestire pensieri suicidi: i volontari rispondono dalle 9 del mattino a mezzanotte al numero 02 2327 2327.
Ci sono però anche altre due modalità per chiedere aiuto: il servizio di chat WhatsappAmico (324 011 7252) e la mail, accessibile attraverso la compilazione di un form anonimo sul sito www.telefonoamico.it. Si garantisce riservatezza, anonimato, un importante supporto e tempo per confrontarsi e non lasciare che un gesto così definitivo prenda possesso di situazioni risolvibili. Non sentirsi soli è un primo passo.

Molte più informazioni e dati si trovano su questo sito.

Imparare ad affrontare, accettare e gestire le delusioni, le frustrazioni, le mutilazioni che la vita elargisce a piene mani, è certo un punto di partenza e non deve rappresentare un tabù ammettere le proprie vulnerabilità, niente di cui vergognarsi

Sul testo di Albert Camus intitolato “Il mito di Sisifo” – un saggio che si colloca a metà strada tra letteratura e filosofia – si legge che cominciare a pensare è cominciare ad essere minati… E ancora: Uccidersi è confessare: confessare che si è superati dalla vita o che non la si è compresa. Ma Camus scrive inoltre che La speranza non può essere elusa per sempre e può impossessarsi anche di coloro che volevano liberarsene.

Non è dunque patetica, la speranza, non è ridicola nel momento in cui non si basa su pretese assurde. Speranza non significa che tutto necessariamente si rimetterà a posto, significa però che si può e si deve ricominciare, vivere in un’altra maniera e tante ce ne sono da scoprire. Tra le macerie vi sono sempre pezzi rimasti intatti, su cui fondare un nuovo inizio. A metterli insieme forse all’inizio non sarà un bel vedere: di certo molti non combaceranno perfettamente ma finiranno per avvicinarsi un poco di più giorno dopo giorno, e i segni che resteranno evidenti ricorderanno che abbiamo vissuto.

L’arte dei giapponesi di riparare oggetti rotti unendone i pezzi mediante una tecnica artigianale che fa uso di una lacca naturale, mescolata a polvere d’oro o d’argento, conferisce al danno qualcosa di prezioso, in un senso filosofico: resilienza e bellezza dei difetti, valore di una cicatrice. Dell’oggetto o dell’anima. Si chiama Kintsugi.

Nelle statistiche lette sul suicidio, ho scoperto che il tasso più alto e tra quelli della mia generazione. Eppure, proprio a noi, è stata insegnata l’arte del Kintsugi da genitori che neanche sapevano cosa fosse ma che con il loro esempio ce l’hanno mostrata. E allora perché?


No Comments »

“Saggezza”: non soltanto una parola

Il nuovo Papa è stato eletto, è il primo statunitense e si chiamerà Leone XIV, a sostituire il suo Robert Francis Prevost. Dalla Loggia ha letto ai fedeli il suo discorso scritto con voce tremante di emozione, discorso cominciato con parole di pace che tutto il mondo ha ascoltato.

Io spero tanto che non venga dimenticato invece il discorso di apertura cominciato con Papa Francesco: seppur limitato alla carica che rivestiva, qualcosa stava accadendo e alcuni segnali non sono passati inosservati, alcuni di questi addirittura disturbanti per lo stesso Vaticano. Sarà il tempo a mostrarci con i fatti il pensiero di Leone XIV a cui auguriamo di muoversi con saggezza.

Saggezza… trovo sia una bellissima parola il cui significato non dovrebbe prevedere interpretazioni ma restare sinonimo di un’insieme di cose: equilibrio, capacità di discernimento, rispetto per l’altro, conoscenza delle cose legata all’abilità nonché volontà di rifletterci e approfondirne ogni aspetto. Una disposizione ragionata, in grado di vedere attraverso l’esperienza e la conoscenza, ma anche dotata di apertura, larghezza di vedute nella piena accettazione dell’animo umano. Complicata unione di troppe doti? Forse. Ma non impossibile da ottenere, mettendo in conto umani margini d’errore.

“Il giorno in cui il bambino si rende conto che tutti gli adulti sono imperfetti, diventa un adolescente; il giorno in cui li perdona, diventa un adulto; il giorno che perdona se stesso, diventa un saggio”. Faccio mie le parole di Alden Albert Nowlan, poeta romanziere e drammaturgo canadese, un autore la cui storia dice molto sulla volontà unita a passione e talento. Pensate che fu lasciato ai nonni da sua madre – era poco più che quattordicenne quando lui nacque – i quali ritenevano che l’istruzione fosse solo una perdita di tempo, dunque ancora ragazzino andò a lavorare in una segheria ma cominciò quasi subito a leggere in segreto usufruendo dei libri concessi dalla biblioteca comunale. Il resto è storia: successi letterari, premi e riconoscimenti, uno stile che contraddistingue ogni sua opera. Se n’è andato a 50 anni per un male incurabile ma ci ha lasciato la possibilità di credere e capire che se hai dentro una vera passione e la volontà di rispettarla combattendo per essa, puoi superare ogni ostacolo.

Teniamo aperto il cassetto dei sogni.

No Comments »

Vestirsi di bianco

A volte, la malinconia ha la meglio. Rivedi la finestra chiusa senza lei dietro i vetri a fare ciao con la mano e questa assenza ridiventa buco nero in cui perdersi. Sono tanti, i segnali dell’assenza, così tanti che divengono presenza costante e a volte il rifiuto del dolore si trasforma in rabbia inutile e deleteria. Poi la ragione riporta ordine nella mia anima inquieta, e mi dedico a qualcosa che distenda proprio quelle rughe che si formano alla radice del naso… Glabellari, si chiamano, e mostrano palesi espressioni corrucciate che non voglio avere. Non oggi. Oggi voglio parlarvi di qualcosa che sia espressione di bellezza, solidarietà. Conoscete la scrittrice indiana Laila Vadia? Una penna interessante e una donna che non si volta dall’altra parte, pronta a dar voce a chi difficilmente viene ascoltato. Per saperne di più o conoscere il suo pensiero, vi invito a leggere una delle sue interviste o ad ascoltarne una in video che parla proprio della sua iniziativa: “Una giornata vestiti di bianco per la gentilezza e per dire BASTA a tutte le forme di prevaricazione”. Questo propone Laila a tutto il mondo per la giornata del 1 maggio, qualcosa che non richiede alcuno sforzo, possiamo farlo anche da casa nostra senza che questo gesto rappresenti un impegno poiché si tratta di un modo simbolico per far sentire la voce di tutti e per unire, ovunque si sia.

Innamorata delle parole, del loro potere e della loro solennità inviolabile, questa volta Laila Vadia propone un gesto, un atto che di parole è tuttavia intriso proprio per ciò che rappresenta e sarebbe bello accogliessimo numerosi il suo invito.

La trasmissione di un gesto simbolico è ciò che spesso ci rappresenta, trasmette messaggi e comunica idee o ideali trasformandosi in comunicazione… Khalil Gibran ha detto “Come potrebbero due esseri capirsi senza quella speciale comunicazione di silenzi?” E allora prepariamoci, domani, a interagire e dialogare semplicemente vestendoci di bianco, senza la necessità di parole o slogan da urlare in piazza ma con un fatto concreto, che nella sua semplicità si fa portatore di un grande messaggio che avrà valore solo se sarà connesso a un sentimento solidale: la gentilezza e il rispetto per l’altro.

Vi saluto, con le glabellari oramai distese.

No Comments »