
La pioggia che batte martellante sui vetri, il vento che l’accompagna strattonando le poche foglie rimaste sugli alberi, la terra fradicia che si trasforma in fango, l’aria profumata d’inverno, e un libro. Ma non un libro qualunque, no: una storia che ti assorbe, che ti cattura in reti annodate da strane logiche in grado di imprigionarti, e tu – pesce fuor d’acqua – boccheggi domandandoti se quella logica così ben costruita potrebbe diventare la tua…
“Tu mi accusi di cattiveria, ma ti sbagli. Vedi – e assumeva la pedante tolleranza d’uno che cerchi di convertire l’altro alla sua causa – la cattiveria, se proprio vuoi chiamarla a questo modo, non ha come scopo in sé il male altrui, piuttosto il nostro godimento. Per esempio, come senso della nostra potenza, o come sentimento di vendetta, o come una più forte eccitazione nervosa; e non sono io a dirlo, lo ha scritto proprio Nietzsche. Riflettici, ti prego: se in genere si ammette come morale la legittima difesa, allora si devono ammettere come legittime e morali anche tutte le manifestazioni del cosiddetto egoismo immorale, mi segui?”
Non lo seguivo, per la verità: ero frastornato, turbato, intimorito – è la parola- da quel suo sguardo lucido e febbrile.
“Insomma – continuò – fare il male intenzionalmente, quando si tratta della nostra esistenza o sicurezza, viene concesso come morale, no? Ma allora non ci può essere immoralità quando si compie un male non intenzionale. Perché si sa mai pienamente, forse, come faccia male a un altro un nostro atto? Nel compiere il male come semplice cattiveria, come tu la chiami, il grado del dolore prodotto ci è in ogni caso ignoto: ma in quanto in quest’azione c’è piacere, il fatto avviene per conservare il nostro benessere e quindi, sotto un certo aspetto, rientra in un ambito assai simile a quello della legittima difesa.”
Michele Prisco, Gli ermellini neri, Edizioni Bur
Se siete qui con me, se state “sfogliando” queste pagine anche oggi (piove? c’è il sole?) significa che leggere vi piace tanto, che spesso non potete né volete farne a meno e che magari siete di quelli che sottolineano frasi o le appuntano su di un quadernetto segreto, proprio come me. E allora voglio suggerirvi una lettura sulla… lettura. Sì, non un romanzo né una storia bensì parole che facciano riflettere sul piacere dell’abbandonarsi a un libro.
Si dice che non è ciò che leggiamo a raccontare almeno in parte chi siamo, bensì ciò che rileggiamo, e credo sia vero… Voi avete un libro che riaprite volentieri di tanto in tanto? Io, per esempio, considero un testo da consultare la raccolta di riflessioni di Pessoa intitolata “Il libro dell’inquietudine”. Pensieri privi di un filo conduttore, a volte fin troppo cinici altre pessimisti, ma spesso impregnati di poesia pura o rivelatori di grandi verità, che tengo sul comodino e mi accompagnano in serate particolari, quando sento dentro una gran voglia di scrivere, una volontà di creare ancora astratta che necessita della giusta spinta: ecco, Pessoa è questa spinta, lo è spesso, perché mi avvolge con le sue introspezioni lasciando emergere dal nulla le mie, e allora basta una frase, una pagina aperta per caso, l’evocazione di qualcosa che mi sonnecchiava dentro, ed eccola l’idea!
Venerdì 19 ottobre, alle 18,30 sarò ospite dell’Associazione Culturale Tempomeccanico di Nettuno; si tratterà di una serata all’insegna della scrittura e della mia esperienza in tal senso, e sarà un piacere condividere con i presenti il mio percorso e il mio rapporto con il mondo dei libri.